Malattia di Parkinson

La Malattia di Parkinson (MdP) è una sindrome neurologica extrapiramidale neurodegenerativa  caratterizzata da molteplici sintomi motori e non motori, non sempre tutti presenti in un medesimo soggetto. Prende il nome da James Parkinson, un medico farmacista e chirurgo che per primo la descrisse  nel 1827 in un libretto, “An essay on the shaking pulsy” (Un saggio sulla paralisi agitante).

E’ presente  in tutto il mondo,  in tutti i gruppi etnici e in entrambi i sessi. L’età media di insorgenza è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5 % dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 40 anni. Sopra i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione; la percentuale sale al 3-5% dopo gli 85 anni.

An essay on the shaking pulsy (Copiright:See page for author, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)(
Paralysis agitans. Immagine tratta da W.R. Gowers "A manual of diseases of the nervous system” Londra 1896-8 p. 591
SINTOMATOLOGIA

La sintomatologia è alquanto complessa. I sintomi più immediatamente percepibili sono quelli motori, che costituiscono il nucleo centrale e preponderante che caratterizza questa patologia, ed è per questo motivo che la MdP viene classificata tra i disordini del movimento. Esiste però anche una vasta gamma di sintomi non motori.

SINTOMI MOTORI
SINTOMI NON MOTORI

,L’esordio dei sintomi della MdP è tardivo rispetto all’instaurarsi della patologia. Sappiamo infatti che c’è una soglia tra il 40 e il 60 % di perdita neuronale, oltre la quale i meccanismi di compensazione cerebrale non sono più sufficienti. Alcuni autori sospettano che, in alcuni casi, la perdita neuronale possa iniziare in età molto precoci, e che venga contrastata dall”esistenza di potenti strategie compensatorie a livello cerebrale. 

Per comprendere l’evoluzione della MdP, occorre anche tenere presente il fatto che fisiologicamente, a partire dai 30 anni di età, tutti noi andiamo incontro ad una perdita neuronale; questa tendenza si intensifica gradualmente nel tempo, in special modo dopo i 70 anni. La perdita neuronale fisiologica, cumulandosi con il danno neuronale causato dalla MdP, probabilmente determina un’accelerazione della patologia con l’avanzare dell’età, ma l’entità di questo fenomeno al momento non è chiara.

SINTOMI MOTORI

I sintomi motori cominciano a comparire quando il  50-60% dei neuroni dopaminergici della substantia nigra sono andati perduti. La substantia nigra, è un’area del cervello ricca di neuroni che producono dopamina ed è uno dei principali bersagli della MdP.

A livello del sistema nervoso centrale, sono presenti due importanti sistemi che interagiscono profondamente in sinergia, e a più livelli, per garantire un valido funzionamento del nostro sistema motorio: 

  • il sistema piramidale (così detto perché origina dalle cellule piramidali della corteccia cerebrale) e 
  • il sistema extrapiramidale

Il primo, il piramidale,  si occupa del controllo volontario dei movimenti. Il secondo, l’ extrapiramidale, controlla aspetti automatici e involontari del movimento come: la postura, l’equilibrio, il tono muscolare, la coordinazione della muscolatura legata ad attività complesse come masticazione,   deglutizione o fonazione,  l’automatismo di alcuni movimenti (come il pendolarismo degli arti superiori nel cammino),  i movimenti espressivi e mimici. Il sistema extrapiramidale è molto complesso e vi partecipano diverse aree e strutture cerebrali, tra cui la substantia nigra, alcuni nuclei della base e alcune aree del cervelletto. 

I sintomi motori della MdP sono dovuti principalmente alla compromissione del sistema motorio extrapiramidale. 

L’esordio dei sintomi motori è asimmetrico, perché il danno cerebrale inizialmente si manifesta soltanto da un lato. Il nostro cervello è strutturalmente suddiviso in due emisferi, di destra e di sinistra, ciascuno dei quali controlla il movimento della parte del corpo controlaterale: ad esempio, un danno all’emisfero cerebrale sinistro si manifesta con disturbi motori all’emilato destro del corpo. Questa asimmetria va scemando con il progredire della patologia, perché il danno con il tempo si estende anche all’altro emisfero. 

Lateralizzazione degli emisferi cerebrali (Credits: Chickensaresocute, CC BY-SA 2.5 , via Wikimedia Commons)
Brain imaging (PET). A sinistra l'immagine cerebrale di una persona non affetta da MdP, a destra immagine cerebrale di paziente con MdP. (Credits: Jakobson Mo et al., CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)

I sintomi motori della MdP vengono distinti in cardinali e  non cardinali. 

sintomi cardinali si chiamano così perché sono quelli che vengono ritenuti più tipici e caratteristici di una patologia, e che forniscono un contributo importante nel raggiungimento della diagnosi.  Nella MdP i sintomi cardinali sono tutti di tipo motorio e sono tre: rigidità, bradicinesia e tremore a riposo. Fino a qualche tempo fa comprendevano anche l’instabilità posturale, che però recentemente è stata classificata tra i sintomi non cardinali. 

sintomi non cardinali sono sintomi non strettamente caratteristici e specifici di una determinata malattia. Si tratta di sintomi che possono presentarsi in fasi più avanzate o che possono anche essere completamente assenti. 

SINTOMI CARDINALI:

  1. Tremore a riposo. In un primo momento il tremore si manifesta unilateralmente, ma con il progredire della patologia diviene bilaterale. Può coinvolgere mani, piedi e mandibola; si presenta quando la muscolatura è a riposo, e scompare quando il paziente compie dei movimenti volontari: un trucco che spesso è efficace per ridurre o interrompere il tremore delle mani è, infatti, quello di mantenere un oggetto in mano. In questo modo la muscolatura della mano deve rimanere attiva per non far cadere l’oggetto, e il tremore si riduce o scompare. Il tremore della mano della MdP viene definito anche tremore tipo “a contar monete”, in inglese “pill-rolling” (come a sfregare una pallina tra le dita), perché si tratta di un movimento ritmico e involontario che coinvolge principalmente pollice ed indice, e ricorda il gesto di contare le monete facendole passare una dopo l’altra tra queste due dita.
  2. Bradicinesia. La parola deriva dall’unione delle parole greche “bradi” (βραδύς), che significa “lento” o “tardo”, e “cinesia” (κίνησις) che significa “movimento. La parola in se indica un rallentamento motorio. La bradicinesia comporta difficoltà nel pianificare, iniziare ed eseguire movimenti nella  corretta sequenza, e causa  un ritardo (latenza) a dare inizio al movimento stesso (acinesia). Include anche la perdita dei movimenti spontanei  (gesti espressivi),  espressioni facciali, la disartria (disturbo motorio del linguaggio), e una ridotta oscillazione delle braccia durante la deambulazione (che inizialmente si manifesta soltanto da un lato). Alla bradicinesia si collegano anche la modificazione della scrittura, che diventa sempre più piccola (micrografia) e la scialorrea (aumento della saliva nella bocca a causa del rallentamento dei muscoli necessari alla deglutizione). 
  3. Rigidità.  La causa principale è il deficit di dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore che inibisce il tono muscolare: la sua riduzione comporta un aumento del tono e, di conseguenza, rigidità. Nel caso della MdP si parla di rigidità plastica (o ipertonia extrapiramidale), per distinguerla da altre forme di rigidità dovute a lesioni del sistema piramidale; si manifesta alla mobilizzazione degli arti ( ma anche di collo e  spalle) ed è caratterizzata da una resistenza uniforme e costante per tutto l’arco del movimento. Per questo motivo si parla anche di rigidità “a tubo di piombo” (come a piegare un tubo di piombo); solitamente è accompagnata  dal fenomeno della “ruota dentata“:  temporanei cedimenti,  seguiti da nuovi irrigidimenti durante l’arco del movimento.

SINTOMI MOTORI NON CARDINALI:

Credits: Persian Poet Gal, CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons
  • Instabilità posturale.  Dovuta in gran parte ad alterazioni a carico dei riflessi di raddrizzamento. 
  • Alterazioni della postura: flessione del collo e del tronco (camptocormia), dei gomiti e delle ginocchia. 
  • Freezing (congelamento). E’ il blocco improvviso del movimento, che spesso interessa le gambe durante la deambulazione, ma può anche interessare anche le braccia. Si manifesta prevalentemente quando si devono attraversare spazi stretti (passare attraverso una porta) o quando sono necessari cambi di direzione nel cammino.
  • Festinazione: aumento progressivo della velocità del passo e contemporanea diminuzione della sua ampiezza
  • Riduzione del pendolarismo degli arti superiori nel cammino. In condizioni normali, quando la velocità del cammino supera i 70 passi al minuto (circa) iniziamo involontariamente a produrre un movimento alternato degli arti superiori associato a quello degli arti inferiori ma invertito: quando avanza la gamba destra portiamo in avanti il braccio sinistro e viceversa.  Nei pazienti con MdP questo automatismo del movimento degli arti superiori associato alla marcia viene perso. Questa perdita si manifesta prima da un lato e poi, con l’avanzare della patologia, diventa bitaterale.
  • Disturbi dell’equilibrio e della coordinazione. Sono dovuti alla compresenza di diversi fattori[1]Camargo, Carlos Henrique F., et al. – Imbalance and gait impairment in Parkinson’s disease. Discussing postural instability and ataxia. – Neurological Sciences 45.4 – 2024 – … Continue reading. I più noti sono la rigidità muscolare e l’alterazione del controllo muscolare a livello del sistema dell’innervazione reciproca. Si tratta di un meccanismo neurologico fondamentale per la coordinazione muscolare e la fluidità dei movimenti: quando un muscolo riceve l’impulso per contrarsi, il suo muscolo antagonista (che svolge l’azione opposta) viene simultaneamente inibito: ad esempio, quando vengono attivati i muscoli flessori del gomito, simultaneamente vengono inibiti i muscoli estensori del gomito. In realtà il fatto è che la MdP può impattare direttamente diverse  regioni cerebrali che sono implicate nella regolazione dell’equilibrio, della postura e della deambulazione, come i gangli della base, il cervelletto (atassia cerebellare), alcune regioni del tronco cerebrale, come il nucleo del peduncolo pontino, ma anche aree corticali come quella frontale (atassia frontale). Possono essere presenti anche alterazioni a carico del funzionamento del sistema nervoso periferico (atassia sensoriale), alcune delle quali possono essere indotte dall’uso del farmaco Levodopa (uno dei principali farmaci che viene prescritto nella MdP). I disturbi dell’equilibrio, della coordinazione e della deambulazione, sono quindi in realtà il risultato di una complessa interazione tra aree disfunzionali del sistema nervoso sia centrale che periferico.
  • Lateropulsione. Rientra nell’instabilità posturale e tra i disturbi dell’equilibrio e si tratta di una tendenza a deviare o “cadere” lateralmente  quando si sta fermi o durante la marcia; è spesso associata alla perdita dei riflessi posturali tipica della MdP. Può manifestarsi anche come propulsione (cadere avanti) o retropulsione (cadere indietro).
Credits; L0rents, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
  • Micrografia. La micrografia della MdP consiste in una  scrittura che diventa progressivamente più piccola e fitta, talvolta dall’andatura tremula e difficile da leggere; è dovuta alla difficoltà nel controllo dei movimenti fini e probabilmente in parte alla bradicinesia (lentezza dei movimenti). Si tratta di un sintomo molto comune nei pazienti con  MdP e può precedere temporalmente il manifestarsi di altri sintomi motori. I meccanismi neurobiologici sottostanti alla micrografia non sono però al momento completamente chiari[2]Eklund, Mikael, et al. – Diagnostic value of micrographia in Parkinson’s disease. A study with -123I- FP-CIT SPECT. – Journal of Neural Transmission 129.7 – 2022 – 895-904. . 
Credits: https://courses. lumenlearning. com/ boundless- psychology/ chapter/ influence- of-culture-on-emotion/, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/ licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
  • Riduzione della mimica facciale. Viene detta anche ipomimia e consiste in una riduzione dell’espressività del volto che comporta una minore capacità di modulare le espressioni facciali in accordo con il proprio stato d’animo e con le proprie emozioni. L’ipomimia è di ostacolo alla comunicazione non verbale, perché può far apparire la persona come non interessata e non partecipe emotivamente nei rapporti con gli altri, quando invece non è vero. 

SINTOMI NON MOTORI 

Nella Malattia di Parkinson sono presenti anche sintomi non motori, alcuni dei quali possono precedere di anni quelli motori (ma non è detto). Tra i sintomi non motori precoci sono stati individuati deficit cognitivi, sintomi olfattivi (iposmia), problemi del sonno REM (rapid eye movement) REM e costipazione. 

La presenza di sintomi non motori è dovuta al fatto che la MdP non colpisce soltanto il sistema nervoso extrapiramidale, ma coinvolge anche altri sistemi. Alcuni dei sintomi non motori sono dovuti ad un malfunzionamento del sistema nervoso autonomo. 

Il sistema nervoso autonomo (SNA) regola le funzioni corporee involontarie, come ad esempio la respirazione, la digestione, la peristalsi intestinale, la minzione, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, la sudorazione e la salivazione, mediante il controllo sulla muscolatura liscia e la muscolatura cardiaca, sulle funzioni degli organi interni e delle ghiandole corporee. 

Il SNA si divide in sistema nervoso simpatico, che attiva le risposte di “lotta o fuga”, e sistema nervoso parasimpatico, che favorisce funzioni di mantenimento, come quella digestiva, che necessitano una condizione di distensione e rilassamento.  

Sistema nervoso simpatico (Credits: BruceBlaus. When using this image in external sources it can be cited as:Blausen.com staff (2014). "Medical gallery of Blausen Medical 2014". WikiJournal of Medicine 1 (2). DOI:10.15347/wjm/2014.010. ISSN 2002-4436., CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons)
Sistema nervoso parasimpatico (Credits: BruceBlaus. When using this image in external sources it can be cited as:Blausen.com staff (2014). "Medical gallery of Blausen Medical 2014". WikiJournal of Medicine 1 (2). DOI:10.15347/wjm/2014.010. ISSN 2002-4436., CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons)

PRINCIPALI SINTOMI NON MOTORI:

Credits:https://www.myupchar. com/en, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
  • Ipotensione ortostatica.  Si tratta di un abbassamento della pressione sanguigna che si verifica quando si passa bruscamente dalla posizione seduta o sdraiata a quella eretta. I sintomi possono includere vertigini, debolezza, visione offuscata e, in casi estremi, svenimento, poiché il calo pressorio riduce temporaneamente il flusso di sangue al cervello. Si parla di ipotensione ortostatica quando l’abbassamento della pressione è di almeno 20 mmHg per la pressione sistolica o di almeno 10 mmHg per la diastolica.
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  • Sudorazione anomala. L’iperidrosi, o sudorazione eccessiva, è un sintomo comune nella MdP ed è dovuta ripercussioni del  malfunzionamento del sistema nervoso autonomo sulla termoregolazione e sul funzionamento delle ghiandole sudoripare. L’iperidrosi della MdP si manifesta soprattutto nella parte superiore del corpo, a prescindere dalla temperatura ambientale e da stati psicologici come l’ansia. Può verificarsi sia nelle fasi “OFF” che “ON” dei farmaci. Per fase ON si intende l’arco di tempo in cui il paziente è sotto l’effetto del farmaco; viceversa, la fase OFF è quella in cui il paziente non si trova sotto l’effetto del farmaco.
Credits: https://www.myupchar.com/en, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
  • Sintomi urinari.  Secondo una recente revisione della letteratura sull’argomento[3]Li, Fang-Fei, et al. – Prevalence of lower urinary tract symptoms, urinary incontinence and retention in Parkinson’s disease. A systematic review and meta-analysis. – Frontiers in … Continue reading, i pazienti affetti da MdP presentano sintomi urinari significativamente più frequenti rispetto ai propri coetanei; questi sintomi sono presenti in più della metà dei pazienti. Può essere presente incontinenza urinaria (nella maggior parte dei casi si tratta di urgenza minzionale dovuta ad un’iperattività della vescica urinaria) o ritenzione urinaria[4]Moussa, Mohamad, et al. – Perspectives on the urological care in Parkinson’s disease patients. – Archivio Italiano di Urologia e Andrologia 94.1 – 2022 – 107-117.
Credits: Mariana Ruiz, Jmarchn, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons
  • Disturbi dell’apparato gastro-intestinale. Nella MdP risulta coinvolto l’intero tratto gastrointestinale[5]Fasano, Alfonso et al. – Gastrointestinal dysfunction in Parkinson’s disease. – The Lancet. Neurology vol. 14,6 -2015- 625-39. doi-10.1016-S1474-4422-15-00007-1, con problemi di ritardi nello svuotamento gastrico e di costipazione. La proliferazione batterica nell’intestino tenue e l’infezione da Helicobacter pylori possono influenzare le fluttuazioni motorie per via del fatto che interferiscono con l’assorbimento dei farmaci antiparkinsoniani. 
    La presenza di depositi diffusi di α-sinucleina riscontrata nel tratto gastrointestinale, suggerisce che questo tratto possa essere fortemente implicato nella patogenesi della malattia di Parkinson. L’α-sinucleina è, infatti, la proteina che, accumulandosi in modo anomalo nei neuroni dei pazienti affetti da MdP, porta alla formazione di aggregati tossici (detti “Corpi di Lewi”) che comportano poi la morte dei neuroni colpiti.  Diversi autori reputano pertanto che l’approfondimento del ruolo del tratto gastro-intestinale nella MdP, potrebbe in futuro offrire nuovi strumenti, sia per la diagnosi precoce della malattia che per lo sviluppo di nuovi approcci neuroprotettivi per contrastarla[6]Fasano, Alfonso et al. – Gastrointestinal dysfunction in Parkinson’s disease. – The Lancet. Neurology vol. 14,6 -2015- 625-39. doi-10.1016-S1474-4422-15-00007-1.
Credits: https://www.scientificanimations.com, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
  • Scialorrea. Si tratta di un’aumentata presenza di saliva nel cavo orale, che a volte può inavvertitamente fuoriuscire dalla bocca. Sembrerebbe essere causata da una ridotta frequenza degli atti di deglutizione e/o da difficoltà della deglutizione, più che da un’eccessiva produzione di saliva.
  • Disturbi della deglutizione (disfagia). La disfagia nei pazienti con MdP è dovuta principalmente ad una carenza di coordinazione della muscolatura implicata nella deglutizione. Studi recenti hanno rilevato una riduzione dello spostamento anteriore dell’osso ioide durante l’atto di deglutizione, che sarebbe specifico della disfagia dovuta a MdP[7]Wang, Ping, et al. – Dysphagia Pattern in Early to Moderate Parkinson’s Disease Caused by Abnormal Pharyngeal Kinematic Function.- Dysphagia 39.5 – 2024 – 905-915.
  • Disturbi della voce e dell’espressione verbale: ipofonia (voce affievolita);  disartria ipocinetica (difficoltà di articolazione delle parole, dovuta a problematiche relative al controllo dei muscoli implicati nella fonazione); alterazioni del ritmo dell’espressione verbale.
Credits: https://www.myupchar.com/en, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
  • disturbi del sonno[8]Iranzo, Alex, et al. – Sleep and sleep disorders in people with Parkinson’s disease. – The Lancet Neurology 23.9 – 2024 – 925-937insonnia, eccessiva sonnolenza diurna, alterazioni dei ritmi  circadiani, apnee notturne, sindrome delle gambe senza riposo e disturbo comportamentale del sonno REM (rapid eye movement). Quest’ultimo è dovuto alla perdita dell’inibizione muscolare durante la fase REM. Si manifesta con movimenti improvvisi degli arti superiori e/o inferiori ma anche di tutto il corpo, produzione verbale e emissione vocale di suoni.  In generale le cause di questi disturbi del sonno sono complesse e multifattoriali, e possono essere dovute sia a processi degenerativi a carico delle strutture neurali che modulano il sonno sia agli affetti collaterali dei farmaci.
Credits: THX0477, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons
  • difficoltà nella sfera cognitiva[9]Aarsland, Dag, Laura Marsh, and Anette Schrag. Neuropsychiatric symptoms in Parkinson’s disease. Movement disorders. Official journal of the Movement Disorder Society 24.15 – 2009. … Continue reading. Il declino cognitivo, quando è presente, è solitamente lento e insidioso, ma in alcuni casi può essere rapido. I cambiamenti cognitivi precoci riguardano le funzioni esecutive e visuo-spaziali, ma possono essere accompagnati anche da disturbi della memoria[10]Aarsland, Dag, et al. – Parkinson disease-associated cognitive impairment. – Nature reviews Disease primers 7.1 2021 – 47. Le tempistiche, il profilo e il tasso di declino cognitivo, variano notevolmente da paziente a paziente e comprendono casi in cui il declino può essere assente, medio o severo[11]Gonzalez-Latapi, Paulina, et al. – Cognitive impairment in Parkinson’s disease. Epidemiology, clinical profile, protective and risk factors. – Behavioral Sciences 11.5 – 2021 … Continue reading. Diversi studi hanno evidenziato una relazione importante tra fragilità fisica e deterioramento cognitivo nei pazienti affetti da MdP[12]Sousa-Fraguas, María Cruz, Gustavo Rodríguez-Fuentes, and N. M. Conejo. – Frailty and cognitive impairment in Parkinson’s disease. A systematic review. – Neurological Sciences 43.12 … Continue reading.  In realtà la relazione tra fragilità fisica e declino cognitivo esiste anche in persone non affette da MdP. La fragilità fisica è una condizione oggi largamente studiata, per via dell’invecchiamento delle popolazioni dei paesi occidentali, ed è conosciuta come “sindrome di fragilità dell’anziano”. Si tratta di una sindrome geriatrica che colpisce dal 5% al 17% degli anziani e determina uno stato di maggiore vulnerabilità in diversi ambiti della salute[13]Robert Allison, I. I., Shauna Assadzandi, and Megan Adelman. – Frailty. Evaluation and management. – American family physician 103.4 – 2021 – 219-226. Gli anziani fragili sono esposti a un rischio maggiore di cadute, disabilità, ricoveri ospedalieri e di morte. Questa sindrome può inizialmente essere trascurata, o erroneamente identificata come parte del normale processo di invecchiamento, a causa della natura variabile delle sue manifestazioni. I sintomi includono debolezza generalizzata, spossatezza, andatura lenta, scarso equilibrio, diminuzione dell’attività fisica, deterioramento cognitivo e perdita di peso[14]Robert Allison, I. I., Shauna Assadzandi, and Megan Adelman. – Frailty. Evaluation and management. – American family physician 103.4 – 2021 – 219-226. La fragilità fisica di un paziente è una condizione che generalmente viene misurata con un sistema di valutazione in 9 punti,  la Clinical Fragility Scale[15]Jones, Harri G., et al. – The clinical frailty scale as a predictor of orthopaedic outcomes. A narrative review.- Injury 55.6 – 2024 – 111450. che è scaricabile o visionabile in internet qui. Ciò che risulta evidente ad oggi è che, i due fattori che hanno maggiore impatto per la prevenzione di questa sindrome, sono l’ alimentazione[16]Ni Lochlainn, Mary, et al. – Nutrition and frailty. Opportunities for prevention and treatment. – Nutrients 13.7 – 2021 – 2349. e l’ esercizio fisico[17]Dent, Elsa, et al. -Exercise to prevent and manage frailty and fragility fractures.- Current osteoporosis reports 21.2 -2023- 205-215. Intervenire sulla fragilità ha un effetto protettivo sul rischio di declino cognitivo. 
Credits: Theresa knott, Luigi Chiesa, CC BY-SA 2.5 , via Wikimedia Commons
  • Problemi respiratori. Si può riscontrare una ridotta efficienza ed efficacia della funzione respiratoria, dovute a diverse concause come: disregolazione del sistema nervoso autonomo, responsabile di adeguare ritmo e intensità del respiro in risposta alle specifiche necessità dettate dalle diverse condizioni in cui ci troviamo; rigidità a carico dei muscoli respiratori; alterazioni della postura che riducono la libertà di movimento della cassa toracica, limitando così l’espansione polmonare; effetti collaterali di alcuni farmaci
Credits: Mos.ru, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons
  • Ridotta efficacia della tosse [18]de Moura Loureiro, Ricardo Filipe, et al. – Characteristics of respiratory rehabilitation programs for people with Parkinson’s disease. A scoping review.- JBI Evidence Synthesis 23.7 -2025- … Continue readingLa ridotta efficacia della tosse nella MdP è dovuta a una combinazione di fattori motori (inefficacia dei muscoli respiratori) e percettivi (ridotta percezione degli stimoli che inducono la tosse). Questa combinazione di fattori può aumentare il rischio di complicanze, come le polmoniti da aspirazione (polmonite ab ingestis). Per questo motivo è molto importante, da una parte monitorare la deglutizione così da poterne pianificare la rieducazione non appena se ne manifesti la necessità, e dall’altra includere sempre un lavoro sulla respirazione nel programma fisioterapico.
Credits: D. Sharon Pruitt from Hill Air Force Base, Utah, USA, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons
  • Anosmia. La perdita dell’odorato è un sintomo molto comune nelle persone affette da MdP e spesso precede di molti anni l’emergenza dei sintomi motori. In alcuni casi può associarsi ad una diminuzione del senso del gusto. In queste circostanze, è opportuno portare maggiore attenzione allo stato di conservazione degli alimenti che si mangiano, perché si corre il rischio di non accorgersi se stanno andando incontro a deterioramento.

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EPIDEMIOLOGIA

La MdP è presente  in tutto il mondo,  in tutti i gruppi etnici e in entrambi i sessi ma con una prevalenza maggiore nella popolazione maschile, con un rapporto di circa 3 a 2. L’età media di insorgenza è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5 % dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 40 anni. L’incidenza aumenta con l’età. Sopra i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione; la percentuale sale al 3-5% dopo gli 85 anni.

Rapporto donne-uomini= 2 a 3
L'incidenza aumenta con l'età

 

In questo momento la MdP occupa il secondo posto nel mondo  tra le patologie di tipo neurodegenerativo, con una prevalenza globale in costante aumento e che attualmente supera i 6 milioni di persone, mentre nel 1990 si attestava a 2,5 milioni[19]Il peso globale della malattia di Parkinson -PD- Rajan, Suraj, and Bonnie Kaas. – Parkinson’s Disease. Risk Factor Modification and Prevention. – Seminars in neurology vol. 42,5 … Continue reading. Si prevede che questo dato continuerà ad aumentare per via dell’allungamento della vita media e dell’invecchiamento della popolazione mondiale, e che la prevalenza della MdP raddoppierà nei prossimi 30 anni.[20]Tolosa, Eduardo, et al. – Challenges in the diagnosis of Parkinson’s disease. – The Lancet Neurology 20.5 – 2021 – 385-397.  

EZIOLOGIA

[21]Tysnes, Ole-Bjørn, and Anette Storstein. – Epidemiology of Parkinson’s disease. – Journal of neural transmission – Vienna, Austria  1996 – vol. 124,8 2017- 901-905. … Continue reading 

L’eziologia (la causa) della MdP nella maggior parte dei casi non è nota, fatto salvo per una piccola percentuale di casi (5-10%) in cui è possibile identificare dei fattori genetici specifici direttamente legati allo sviluppo della MdP. Sono stati  identificati anche dei fattori genetici che svolgono un ruolo indiretto. Si tratta di fattori genetici che fanno si che esista una predisposizione all’insorgenza della malattia, ma che di per se non sono indicativi di una certezza che la persona di fatto la svilupperà. I fattori predisponenti  di tipo genetico vengono influenzati dai fattori ambientali e dallo stile di vita. La conoscenza dei fattori di rischio e dei fattori protettivi che influenzano la malattia, è importante a livello preventivo (nel caso dei i fattori di rischio modificabili e di alcuni fattori protettivi), perché contribuisce al progredire degli studi eziologici e fornisce supporto nel processo diagnostico. 

Fattori di rischio che influenzano l’insorgenza della MdP.

Credits: Kadumago, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons
  • Fattori genetici. Attualmente sono stati identificati oltre 90 tratti del nostro DNA (loci genetici), dislocati su diversi cromosomi,  correlabili a rischio genetico  di sviluppare la MdP[22]Braak H, Del Tredici K, Bratzke H, Hamm-Clement Blauwendraat C, Nalls MA, Singleton AB. The genetic architecture of Parkinson’s disease. Lancet Neurol. 2020-19-2-70–178. … Continue reading.
  • Familiarità. Per trasmissione monogenetica diretta di MdP di tipo genetico; per trasmissione di fattori di rischio di tipo genetico; per condivisione degli stessi fattori di rischio ambientale e di stile di vita[23]Noyce, Alastair J., et al. -Meta‐analysis of early nonmotor features and risk factors for Parkinson disease. – Annals of neurology 72.6 -2012- 893-901..
Credits: Roy Bateman at the English Wikipedia, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons
  • Fattori ambientali modificabili. L’esposizione a pesticidi, tossine ambientali, agenti chimici e sostanze inquinanti, assunti con l’acqua,  con cibi contaminati, per contatto cutaneo o per inalazione diretta, è associata ad un aumento del rischio di sviluppare la MdP[24]Noyce, Alastair J., et al. -Meta‐analysis of early nonmotor features and risk factors for Parkinson disease. – Annals of neurology 72.6 -2012- 893-901.  [25]Brown TP, Rumsby PC, Capleton AC, et al. Pesticides and Parkinson’s disease—is there a link? Environ Health Perspect 2006;114-156–164.. Secondo alcuni autori esiste un rapporto diretto tra l’aumento del rischio e la durata dell’esposizione[26]Li AA, Mink PJ, McIntosh LJ, et al. Evaluation of epidemiologic and animal data associating pesticides with Parkinson’s disease. J Occup Environ Med 2005;47-1059–1087. [27]Priyadarshi A, Khuder SA, Schaub EA, Shrivastava S. A meta-analysis of Parkinson’s disease and exposure to pesticides. Neurotoxicology 2000;21-435–440.. Non è chiaro al momento l’effetto dell’esposizione cronica ai metalli (come manganese, rame, ferro, alluminio e piombo) perché, secondo alcuni studi, sembrerebbe aumentare il rischio di sviluppare la malattia, ma l’interpretazione di questi risultati in realtà è ad oggi controversa [28]Zhao, Yujia, et al. – Metal exposure and risk of Parkinson disease. A systematic review and meta-analysis. -American Journal of Epidemiology 192.7 -2023 – 1207-1223.
  • Fattori legati allo stile di vita.  La vita rurale e l’esposizione all’acqua di pozzo hanno mostrato associazioni significative con un aumento del rischio di sviluppare la MdP (probabilmente per la maggiore probabilità di esposizione a pesticidi, tossine ed altre sostanze chimiche) [29]Noyce, Alastair J., et al. -Meta‐analysis of early nonmotor features and risk factors for Parkinson disease. – Annals of neurology 72.6 -2012- 893-901.
  • Fattori di rischio profesionale. Si riscontra un aumento del rischio in persone che lavorano nell’agricoltura[30]Noyce, Alastair J., et al. -Meta‐analysis of early nonmotor features and risk factors for Parkinson disease. – Annals of neurology 72.6 -2012- 893-901., presumibilmente per la maggiore probabilità di esposizione ai pesticidi, tossine e ad altre sostanze chimiche, nel personale medico, nei falegnami e negli addetti alle pulizie. Sono state identificate diverse categorie di lavoratori che possono essere associate, in modo statisticamente significativo, ad un aumento o ad una diminuzione del rischio di sviluppare la MdP, ma l’interpretazione di questi dati è complessa e molto spesso risulta difficile fare ipotesi sul perché di alcuni risultati. 
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  • Traumi cranici[31]Noyce, Alastair J., et al. -Meta‐analysis of early nonmotor features and risk factors for Parkinson disease. – Annals of neurology 72.6 -2012- 893-901.. E’ stato riscontrato un aumento del rischio di sviluppare la MdP nei soggetti che hanno subito traumi cranici ripetuti, anche senza perdita di coscienza, e che soffrono di encefalopatia pugilistica[32]Parker HL. Traumatic encephalopathy, Punch Drunk, of professional pugilists. J Neurol Psychopathol 1934;15 – 20–28.[33]Noyce, Alastair J., et al. -Meta‐analysis of early nonmotor features and risk factors for Parkinson disease. – Annals of neurology 72.6 -2012- 893-901..
  • Età. Si tratta del fattore di rischio più significativo per lo sviluppo la MdP
  • Sesso. Gli uomini sono più suscettibili delle donne con un rapporto di prevalenza di circa 3:2.

Fattori protettivi che influenzano la MdP

I fattori protettivi che riducono le possibilità di insorgenza della MdP sono profondamente legati allo stile di vita. Tra questi l’esercizio fisico e la dieta sono i più importanti perché, dalle ricerche più recenti, sembrano influire in modo rilevante sul decorso della patologia.

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  • L’esercizio fisico è associato con una riduzione del rischio di sviluppare la MdP[34]Grazina, Rita, and João Massano. – Physical exercise and Parkinson’s disease. Influence on symptoms, disease course and prevention. – Reviews in the Neurosciences 24.2 -2013 – 139-152. [35]Fan, Baozhu, et al. – What and how can physical activity prevention function on Parkinson’s disease?. – Oxidative medicine and cellular longevity 2020.1 – 2020 – 4293071. [36]Oosterhof, Thomas H., et al. – Considerations on how to prevent Parkinson’s disease through exercise. – Journal of Parkinson’s Disease 14.s2 -2024 – S395-S406[37]Rajan, Suraj, and Bonnie Kaas. – Parkinson’s Disease. Risk Factor Modification and Prevention. – Seminars in neurology vol. 42,5 -2022- 626-638. Doi-10.1055-s-0042-1758780, ma anche ad un rallentamento della sua progressione nei pazienti che ne sono affetti.
  • Un precoce stile di vita attivo[38]Il peso globale della malattia di Parkinson -PD- Rajan, Suraj, and Bonnie Kaas. – Parkinson’s Disease. Risk Factor Modification and Prevention. – Seminars in neurology vol. 42,5 … Continue reading
  • La dieta. La dieta mediterranea e la dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay),  sono associate ad una riduzione del rischio[39]Rajan, Suraj, and Bonnie Kaas. – Parkinson’s Disease. Risk Factor Modification and Prevention. – Seminars in neurology vol. 42,5 -2022- 626-638. Doi-10.1055-s-0042-1758780 di sviluppare la MdP, ma anche ad un rallentamento della sua progressione nei pazienti che ne sono affetti.
  • Il consumo di caffè e alcol (ma non di tè)[40]Noyce, Alastair J., et al. -Meta‐analysis of early nonmotor features and risk factors for Parkinson disease. – Annals of neurology 72.6 -2012- 893-901..
  • Il fumo di sigaretta.fumatori hanno, in media, il 36% in meno di probabilità di sviluppare la MdP rispetto ai non fumatori (56% per i fumatori e 22% per gli ex fumatori). 
  • L’utilizzo di FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) è associato con una riduzione del rischio del 17%. 
  • L’assunzione di statine.  Si ipotizza che le statine svolgano un ruolo protettivo per via della riduzione dello stress ossidativo[41]Becker C, Jick SS, Meier CR. Use of statins and the risk of Parkinson’s disease. A retrospective case-control study in the UK. Drug Saf 2008;31 – 399–407.
  • Ci sono anche altri farmaci associati con una diminuzione o un aumento del rischio di sviluppare la MdP sui quali però l’interpretazione dei dati è spesso controversa. 
PATOGENESI

[42]Tolosa, Eduardo, et al. – Challenges in the diagnosis of Parkinson’s disease. – The Lancet Neurology 20.5 – 2021 – 385-397.

La MdP è dovuta alla formazione e all’accumulo di corpi di Lewy all’interno dei neuroni che ne causa, in un primo momento il malfunzionamento, e poi la morte. Vengono colpiti principalmente i neuroni dopaminergici della substantia nigra  dei nuclei della base, i quali svolgono un ruolo cruciale nell’esecuzione dei movimenti volontari. La substantia nigra si chiama così per il suo colore scuro, dovuto alla presenza di neuromelanina nei neuroni che la compongono. La progressiva perdita di neuroni cui va incontro la substantia nigra nei pazienti con MdP, fa si che quest’area perda gradualmente la sua tipica colorazione. 

La deplezione della substantia nigra nella MdP (Credits; Blausen.com staff (2014). "Medical gallery of Blausen Medical 2014". WikiJournal of Medicine 1 (2). DOI:10.15347/wjm/2014.010. ISSN 2002-4436., CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons)
Corpi di Lewi. Fotomicrografia di una regione della substantia nigra in un paziente affetto dal morbo di Parkinson che mostra corpi di Lewy e neuriti di Lewy. L'immagine con ingrandimento 20× mostra neuriti di Lewy filiformi e corpi di Lewy arrotondati di varie dimensioni. Sullo sfondo sono visibili le cellule della substantia nigra cariche di neuromelanina. Coloranti utilizzati: anticorpo monoclonale murino anti-alfa-sinucleina; controcolorazione con ematossilina di Mayer. (Credits: Suraj Rajan, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

In realtà, volendo andare più a fondo, il discorso è molto più complesso. I sintomi più tipici ed evidenti della malattia si manifestano  dopo che i corpi di Lewy hanno raggiunto i neuroni della substantia nigra[43]Sveinbjornsdottir, Sigurlaug. -The clinical symptoms of Parkinson’s disease.- Journal of neurochemistry 139 2016 318-324. ma, in verità, il processo neurodegenerativo ha inizio molti anni prima. Purtroppo solitamente passa inosservato, perché si tratta di una fase pressoché silente dal punto di vista sintomatico.  In questa prima fase, i corpi di Lewy invadono il midollo allungato, il tegmento pontino, il bulbo olfattivo. Quindi si propagano nella  substantia nigra  e in  altri nuclei del mesencefalo e del prosencefalo. Infine è la volta della neocorteccia. Questo è il motivo per il quale alcuni sintomi, come ad esempio la perdita dell’olfatto, si manifestano molto prima dell’insorgenza dei sintomi motori. E peraltro non è soltanto il sistema dopaminergico (ovvero dei neuroni che producono dopamina) che viene danneggiato, ma vengono colpiti anche i neuroni glutamatergici, colinergici, noradrenergici e adrenergici [44]J, Sandmann-Keil D, Rüb U. Staging of the intracerebral inclusion body pathology associated with idiopathic Parkinson’s disease. Preclinical and clinical stages. J Neurol. 2002;249 Suppl … Continue reading, che producono, rispettivamente, glutammato, acetilcolina, noradrenalina e adrenalina.

Neurotrasmettitori (Credits:https://www.scientificanimations.com/, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
Connessione tra due neuroni (Credits:Dana Scarinci Zabaleta, CC0, via Wikimedia Commons>)

Infatti, anche se la  MdP è generalmente conosciuta come una malattia neuromotoria dovuta ad un deficit di dopamina, in realtà si tratta di una malattia multi-trasmettitoriale e multisistemica (non coinvolge soltanto il sistema neuromotorio) che presenta anche diversi sintomi non motori. La MdP viene classificata anche all’interno delle sinucleinopatie, un gruppo di malattie collegate ad un accumulo anomalo di  α-sinucleina a livello cerebrale, in quanto i corpi di Lewi contengono prevalentemente α-sinucleina.

Il rischio di sviluppare la MdP, sembra essere il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e ambientali, che influenza numerosi processi cellulari fondamentali[45]Kalia, Lorraine V., and Anthony E. Lang. -Parkinson’s disease. – The lancet 386.9996 -2015- 896-912.

La patogenesi molecolare sottostante[46]Poewe, Werner, et al. -Parkinson disease.- Nature reviews Disease primers 3.1 -2017 – 1-21., coinvolge molteplici vie e meccanismi: proteostasi[47]La proteostasi è l’insieme dei processi che garantiscono l’omeostasi, ovvero la stabilità e la funzionalità, delle proteine di una cellula. E’ dovuta ad complesso sistema di … Continue reading dell’α-sinucleina, funzione mitocondriale, stress ossidativo, omeostasi del calcio, trasporto assonale e neuroinfiammazione. La conoscenza di questi processi sta permettendo lo sviluppo di importanti ricerche sui biomarcatori diagnostici[48]Poewe, Werner, et al. -Parkinson disease.- Nature reviews Disease primers 3.1 -2017 – 1-21.

La cellula (Credits;user:Giac83, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)
Struttura delle proteine (Credits:See page for author, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)

Purtroppo ad oggi, sebbene siano stati fatti molti progressi nella comprensione della patogenesi e dell’epidemiologia  della MdP[49]Kalia, Lorraine V., and Anthony E. Lang. – Parkinson’s disease. – The lancet 386.9996 -2015-896-912.[50] Poewe W, Seppi K, Tanner CM, et al. Parkinson disease. Nat Rev Dis Primers. 2017;3-17013. Published 2017 Mar 23. doi-10.1038-nrdp.2017.13 PubMed 28332488l’eziologia (la causa) di questa patologia rimane sconosciuta e non è stata ancora trovata alcuna cura o terapia preventiva. Sappiamo però, che l’avanzare delle conoscenze sta permettendo, da un lato di individuare nuove possibili strategie per contrastarla, e dall’altro di guardare con un certo ottimismo alla possibilità di trovare una cura. 

Nel sito britannico PARKINSON’S UK, alla domanda: HOW CLOSE ARE WE TO A CURE FOR PARKINSON’S? troviamo questa risposta:

“Stiamo lavorando per fornire nuovi trattamenti per il Parkinson nel giro di anni, non decenni. Siamo determinati a sviluppare una cura nel più breve tempo possibile. Abbiamo già fatto in questi anni scoperte fondamentali che hanno migliorato la nostra comprensione del Parkinson e del cervello. “

(Credits;PROPOLI87, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
DIAGNOSI

[51]de la Fuente-Fernández, Raúl. -Role of DaTSCAN and clinical diagnosis in Parkinson disease.- Neurology 78.10 2012 696-701.[52]Tolosa, Eduardo, et al. – Challenges in the diagnosis of Parkinson’s disease. – The Lancet Neurology 20.5 – 2021 – 385-397

Nonostante i sintomi motori rimangano centrali per la diagnosi, negli ultimi anni sta assumendo maggior rilievo l’attenzione verso i sintomi non motori. Questi sono stati inclusi, sia tra i criteri diagnostici della MdP conclamata, che tra i criteri per individuare forme prodromiche della stessa.

L’iter diagnostico prevede una prima fase in cui, mediante l’esame clinico, viene valuto se la sintomatologia del paziente rientra nel più ampio quadro dei parkinsonismi. Questi ultimi sono un gruppo di malattie che hanno in comune tra loro alcuni sintomi che le rendono simili, ma che differiscono tra loro per le cause che li sottendono (parkinsonismi secondari),  per le strutture cerebrali coinvolte (parkinsonismi atipici), per la prognosi e per il fatto che rispondono ciascuno ad un diverso tipo di trattamento. I parkinsonismi vengono classificati in secondari e atipici.

MALATTIA DI PARKINSON E PARKINSONISMI

 Parkinsonismi secondari: 

  • Farmacologici: indotti dall’utilizzo di alcuni farmaci (effetti collaterali)
  • Tossici: indotti dall’esposizione a tossine o metalli pesanti come il manganese o il piombo
  • Vascolari: dovuti a lesioni cerebrali che hanno danneggiato le stesse are che colpisce la MdP (ictus, traumi cranici) 
  • Infettivi o metabolici: indotti da processi infettivi o da disturbi metabolici. 

Parkinsonismi atipici: 

  • Paralisi Sopranucleare Progressiva (PSP)
  • Atrofia Multisistemica (MSA) 
  • Degenerazione Corticobasale (CBD)

Appurato che la sintomatologia del paziente rientri nel quadro dei parkinsonismi, il successivo step è quello di effettuare la diagnosi differenziale per individuare se si tratta di MdP o di uno dei diversi parkinsonismi. La diagnosi differenziale è fondamentale, perché permette la corretta impostazione delle terapie.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Il processo diagnostico della MdP è molto difficile. Studi autoptici hanno infatti mostrato che, in una percentuale significativa di casi, la diagnosi clinica non trova conferma all’esame dei campioni biologici. 

Per cercare di aumentare l’accuratezza delle diagnosi,  si sta lavorando molto sull’affinamento dei  criteri diagnostici, che vengono tempestivamente rivisti ed aggiornati in riferimento dell’evolversi delle conoscenze scientifiche [53]Tolosa, Eduardo, et al. – Challenges in the diagnosis of Parkinson’s disease. – The Lancet Neurology 20.5 – 2021 – 385-397. Fino a qualche anno fa, la diagnosi di MdP era esclusivamente clinica (diagnosi basata soltanto sull’esame clinico, senza supporto di altri strumenti diagnostici). Negli ultimi anni invece, sta emergendo in parallelo un nuovo approccio diagnostico supportato dai biomarcatoriLe più recenti ricerche sui biomarcatori diagnostici si avvalgono anche dei sistemi di neuroimaging, tra cui la PET, la tomografia a emissione di fotoni singoli (SPECT) e di nuove tecniche di risonanza magnetica. Questi nuovi mezzi diagnostici sono molto importanti per supportare i processi di  diagnosi precoce e di diagnosi  differenziale[54]Poewe, Werner, et al. -Parkinson disease.- Nature reviews Disease primers 3.1 -2017 – 1-21..

Lo sviluppo di questa nuova prospettiva dovrebbe rendere possibile, in futuro, da una parte di arrivare ad una diagnosi sempre più precoce, dall’altra di identificare e riconoscere diversi sottotipi della MdP, con la possibilità di cercare così con maggior precisione nuovi trattamenti che ne modifichino il    decorso[55]Tolosa, Eduardo, et al. – Challenges in the diagnosis of Parkinson’s disease. – The Lancet Neurology 20.5 – 2021 – 385-397.

In un futuro non troppo lontano inoltre, il processo diagnostico potrà godere del supporto dell’Intelligenza Artificiale (AI)

E’ stato ipotizzato, ad esempio, che l’analisi della scrittura da parte dell’AI potrebbe contribuire alla diagnosi precoce della MdP, perché la micrografia   è un sintomo precoce della MdP che spesso è presente diverso tempo prima che si palesino i sintomi motori più macroscopici. 

I recenti progressi nell’A, già consentono l’analisi automatizzata della scrittura[56]Marano, Giuseppe, et al. – Writing the Future: Artificial Intelligence, Handwriting, and Early Biomarkers for Parkinson’s Disease Diagnosis and Monitoring. – Biomedicines 13.7  – … Continue reading nelle sue componenti di pressione, velocità e fluidità, raccolte tramite tablet digitali e penne intelligenti. Si tratterebbe, ora, di utilizzare questa capacità di analisi per individuare i tratti distintivi della micrografia della MdP, in modo tale da poter sottoporre i pazienti a dei semplici ed economici test, da effettuare con l’impiego di un tablet…

Credits: Lamiot, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
TERAPIE

[57]Lin MM, Laureno R. Less Pulsatile Levodopa Therapy – 6 Doses Daily – Is Associated with a Reduced Incidence of Dyskinesia. J Mov Disord. 2019 Jan;12 1- 37-42. doi – … Continue reading

Non esiste attualmente alcuna cura per il Parkinson. Non ancora, ma abbiamo a disposizioni diversi strumenti per gestire e contrastare questa patologia che, se impiegati al meglio, possono avere un forte impatto sulla la qualità della vita dalle persone affette da MdP. La presa in carico  comporta interventi a più livelli:

Al momento i trattamenti farmacologici disponibili sono finalizzati a gestire i sintomi (soprattutto quelli motori) della MdP. I diversi farmaci utilizzati, agiscono in modi differenti  sul sistema dopaminergico per sopperire alla carenza di dopamina.  I principali sono:

Credits: MorgueFile : see [1], CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons
  • la levodopa
  • gli agonisti dei recettori della dopamina  
  • gli inibitori delle monoamminossidasi (MAO) 
  • gli inibitori delle catecol-O-metiltransferasi (COMT)

La somministrazione diretta di dopamina non ha alcuna efficacia, perché la molecola non è in grado di attraversare la barriera ematoencefalica per penetrare nel cervello. Si ricorre pertanto alla levodopa, un precursore della dopamina, perché è in grado di oltrepassare questa barriera. La levodopa viene poi trasformata in dopamina nei neuroni dopaminergici. Questo farmaco, per alcuni anni riesce a controllare i sintomi più gravi, ma con col tempo  la sua efficacia diminuisce. I piani terapeutici mirano pertanto a gestire con parsimonia il suo impiego e il suo dosaggio(Langeskov-Christensen, M., Franzén, E., Hvid, L. G., & Dalgas, U. 2024 – Exercise as medicine in Parkinson’s disease. – Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 95 – 11 – 1077-1088.)).

FISIOTERAPIA e ATTIVITA’ FISICA

[58]Grazina, Rita, and João Massano. – Physical exercise and Parkinson’s disease. Influence on symptoms, disease course and prevention. – Reviews in the Neurosciences 24.2 -2013 – 139-152. [59]Fan, Baozhu, et al. – What and how can physical activity prevention function on Parkinson’s disease?. – Oxidative medicine and cellular longevity 2020.1 – 2020 – 4293071. [60]Oosterhof, Thomas H., et al. – Considerations on how to prevent Parkinson’s disease through exercise. – Journal of Parkinson’s Disease 14.s2 -2024 – S395-S406[61]Rajan, Suraj, and Bonnie Kaas. – Parkinson’s Disease. Risk Factor Modification and Prevention. – Seminars in neurology vol. 42,5 -2022- 626-638. Doi-10.1055-s-0042-1758780[62]Langeskov-Christensen, Martin, et al. -Exercise as medicine in Parkinson’s disease.- Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry 95.11 -2024- 1077-1088.[63]Ellis, Terry D., et al. -Evidence for early and regular physical therapy and exercise in Parkinson’s disease.- Seminars in Neurology. Vol. 41. No. 02. Thieme Medical Publishers, Inc., 2021..

Secondo uno studio pilota pubblicato nel 2024, un’attività fisica costante e svolta con  intensità e frequenza adeguate  sembrerebbe  non solo rallentare, ma anche invertire la neurodegenerazione associata alla MdP[64]de Laat, Bart, et al. – Intense exercise increases dopamine transporter and neuromelanin concentrations in the substantia nigra in Parkinson’s disease. – npj Parkinson’s Disease … Continue reading: inducendo un effetto protettivo sui neuroni che producono dopamina (i principali neuroni che vengono presi come bersaglio dalla MdP). I partecipanti, prima di iniziare il programma fisico vengono sottoposti a due esami: 

  • una risonanza magnetica, che ha misurato la quantità di neuromelanina (un pigmento scuro che è presente nei neuroni che producono dopamina che si trovano nella substantia nigra, la principale area bersaglio della MdP). 
  • una PET che ha misurato la disponibilità in circolo del trasportatore della dopamina (DAT). Il DAT è una proteina che aiuta i neuroni a mantenere livelli adeguati di dopamina.
Immagine di risonanza magnetica cerebrale (Credits: Geoff B Hall, CC0, via Wikimedia Commons)
Immagine di PET cerebrale. (Credits: Jakobson Mo et al., CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)

Al controllo, effettuato dopo sei mesi dall’inizio del programma di attività fisica, le immagini cerebrali hanno mostrato un aumento significativo sia dei segnali della neuromelanina che del DAT nella substantia nigra: questo dato indica che i neuroni sono risultati essere più sani e con una aumentata capacità di produrre dopamina. Ciò suggerisce che il programma di esercizio fisico non solo ha rallentato il processo neurodegenerativo, ma ha anche aiutato il sistema dopaminergico a diventare più sano. 

“Laddove ci saremmo normalmente aspettati di vedere un calo dei segnali DAT e neuromelanina, abbiamo invece osservato un aumento in nove persone su dieci. È stato straordinario” ha dichiarato il Prof. Bart de Laat, PhD, primo autore dello studio[65]medicine.yale.edu/news-article/high-intensity-exercise-can-reverse-neurodegeneration-in-parkinsons-disease – . Gli autori infatti, si aspettavano al massimo di riscontrare una riduzione della velocità di progressione della neurodegenerazione o al massimo un suo temporaneo arresto. 

“È la prima volta che l’imaging viene utilizzato per confermare che la biologia del cervello nei soggetti affetti dal morbo di Parkinson viene modificata dall’esercizio fisico intensivo”, afferma Evan D. Morris, PhD, professore di radiologia e imaging biomedico presso la Yale School of Medicine e co-ricercatore principale dell’articolo[66]medicine.yale.edu/news-article/high-intensity-exercise-can-reverse-neurodegeneration-in-parkinsons-disease – .

Ora serviranno nuovi studi per confermare queste scoperte 

La ricerca continua (Credits:TCchengdu, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
Credits: Kmaidlow, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

L’IMPORTANZA DI UN PROGRAMMA DI ESERCIZIO FISICO ADEGUATO E SVOLTO CON REGOLARITA

Gli effetti positivi dell’esercizio fisico sui pazienti con MdP, in realtà sono noti da anni, anche se non era mai stata dimostrato fino ad oggi che questi effetti interessavano direttamente anche i neuroni colpiti dalla MdP. 

Nei pazienti che includono nel loro stile di vita un adeguato programma di esercizio fisico, si riscontrano miglioramenti a livello motorio, cognitivo e  della della qualità di vita. A distanza di un anno dall’inizio dello svolgimento di una regolare attività fisica di durata e intensità appropriata, si può costatare che la progressione della malattia subisce un rallentamento. Queste conclusioni sono il risultato di uno studio che risale al 2014, e che ha utilizzato i dati relativi a 4886 pazienti della National Parkinson’s Foundation Quality Improvement Initiative[67]Oguh, O., et al. – Back to the basics regular exercise matters in Parkinson’s disease. Results from the National Parkinson Foundation QII registry study. – Parkinsonism & related disorders … Continue reading.

Grazie a questo lavoro, ed altri studi simili che lo avevano preceduto e che lo hanno seguito, oggi sappiamo che l’esercizio fisico nei pazienti affetti da MdP:

Al contrario, il comportamento sedentario nei pazienti è associato a esiti negativi quali: 

  • cadute
  • peggioramento della sintomatologia del PD, 
  • comorbidità (es. malattie cardiovascolari) 
  • aumento del rischio di mortalità

Negli ultimi anni, in campo scientifico si sta verificando un aumento dell’interesse verso l’impatto dell’esercizio fisico sulla MdP e, i nuovi dati che emergono da questi studi, ci stanno permettendo di impostare con maggiore precisione i programmi riabilitativi. 

Grazie a queste ricerche, sappiamo oggi anche quanto sia importante proporre ai pazienti di includere nel proprio stile di vita determinate attività fisiche, come ad esempio:

  • lunghe camminate o meglio ancora il nordic walking 
  • allenamento sul tapis roulant 
Nordic Walking (Credits:Zentay Anikó, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
Tapi roulant (Credits: Wolfgang1018, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)

Sappiamo inoltre da anni che, svolgere regolarmente attività ludiche e socializzanti come il tangoil Tai-chilo yoga,  ha un impatto positivo sui pazienti affetti da MdP in diversi ambiti: 

  • a livello cognitivo
  • sull’equilibrio e l’instabilità posturale 
  • sulla lunghezza del passo. 
Tai Chi (Credits: Seattletaijiquan, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
Tango (Credits: Rodrigol at Norwegian Wikipedia, CC BY-SA 2.5 , via Wikimedia Commons)
Yoga (Credits: Giuseppe Milo from Dublin, Ireland, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons)

Gli obiettivi della riabilitazione nei pazienti con MdP sono molteplici. Il fisioterapista neuroriabilitatore si occupa di:

  1. predisporre un programma personalizzato basato sull’adozione di quei parametri che la ricerca scientifica ha identificato essere in grado di indurre neuroprotezione e neuroplasticità: intensità, specificità, difficoltà, complessità, durata e frequenza. 
  2. Includere nel programma di volta in volta, a seconda delle esigenze specifiche del singolo paziente, trattamenti mirati per specifiche problematiche:
  • Ripristino e mantenimento delle lunghezze e dell’ elasticità muscolare
  • Trattamento delle contratture
  • Postura
  • Prevenzione o trattamento di dolori al rachide (lombalgia, dorsalgia e cervicalgia)
  • Training dell’equilibrio 
  • Coordinazione
  • Ritmo
  • Riabilitazione respiratoria: trattamento della sindrome restrittiva e ripristino dell’efficacia della tosse 
  • Prevenzione o trattamento di problemi dell’articolazione temporo-mandibolare
  • Prevenzione o trattamento di problemi del pavimento pelvico (incontinenza urinaria)
  • Mantenimento della manualità fine
  • Riabilitazione della mimica facciale
  • Mantenimento di una fonazione valida: i pazienti affetti da MdP tendono ad abbassare molto il tono della voce, senza rendersene conto. Nonostante le problematiche relative al linguaggio vengano trattate nello specifico dalla figura professionale del logopedista, durante la fisioterapia è importante aiutare il paziente o la paziente ad utilizzare un tono di voce alto e chiaro. Questa cosa lo/la aiuterà ad abituarsi ad utilizzare un tono di voce adeguato anche nella vita di tutti i giorni.
  • Riabilitazione cognitiva. La riabilitazione cognitiva rientra a pieno nel profilo professionale del fisioterapista.  La riabilitazione cognitiva viene svolta con sedute distinte, rispetto ai trattamenti riabilitativi neuromotori. Il fisioterapista neuroriabilitatore però, tiene conto degli aspetti cognitivi della MdP anche nell’impostare la riabilitazione neuromotoria; inoltre può suggerire attività ludiche che possono stimolare positivamente la sfera cognitiva, e che il paziente può svolgere nel suo tempo libero, e ne monitora periodicamente l’andamento chiedendo  feedback al paziente.
L’IMPORTANZA DELLO STILE DI VITA

La medicina dello stile di vita (lifestyle Medicine, LM), amplia l’ambito della medicina preventiva, concentrandosi sulla promozione di stili di vita sani. I suoi obiettivi principali sono prevenire, trattare e invertire l’andamento di malattie croniche causate e influenzate da comportamenti e fattori ambientali[68]Parkinson, Michael D., Ron Stout, and Wayne Dysinger. – Lifestyle medicine: prevention, treatment, and reversal of disease. – Medical Clinics 107.6 – 2023 – 1109-1120. La LM si concentra su sei pilastri: l’alimentazione, l’attività fisica, la qualità del sonno, la gestione dello stress, l’astensione dall’uso di sostanze nocive per la salute e la promozione di relazioni sociali positive[69]Parkinson, Michael D., Ron Stout, and Wayne Dysinger. – Lifestyle medicine: prevention, treatment, and reversal of disease. – Medical Clinics 107.6 – 2023 – 1109-1120

Dieta sana (Credits: formulatehealth, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons<)
Attività fisica (Credits: Attribution Link Requirements - Online usage: A link back to www.localfitness.com.au. Offline usage: the following text must appear under the photo "Photo by www.localfitness.com.au"Required attribution text: Photo by www.localfitness.com.au, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)
Qualità del sonno (Credits: mark sebastian, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons)
Gestione dello stress (Credits: Joakim Berndes, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
No uso e abuso di sostanze nocive per la salute (Credits: GALAXY1405D, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)
Relazioni socialit (Credits: Prachi246, CC0, via Wikimedia Commons)

Uno stile di vita sano è direttamente associato a una maggiore aspettativa di vita, sia negli uomini che nelle donne, e ad un minor rischio di sviluppare forme di demenza tipo Alzheimer in età avanzata[70]Dhana, Klodian, et al. – Healthy lifestyle and life expectancy with and without Alzheimer’s dementia. Population based cohort study. – bmj 377 2022[71]Wang, Jun, et al. “Healthy lifestyle in late-life, longevity genes, and life expectancy among older adults. A 20-year, population-based, prospective cohort study.- The lancet Healthy longevity … Continue reading

IL RUOLO DELLO STRESS

Il termine stress, venne introdotto per la prima volta in biologia negli anni ’30, per parlare di una reazione che si manifesta quando un organismo percepisce uno squilibrio tra le sollecitazioni ricevute e le risorse a disposizione[72]https://it.wikipedia.org/wiki/Stress. Questo concetto venne poi meglio specificato successivamente da un medico austriaco, Hans Selye, che ne parlerà nei termini di una “sindrome generale di adattamento (SGA) atta a ristabilire un nuovo equilibrio interno (omeostasi) a fronte delle sollecitazioni ricevute”. 

Da concetto centrale in campo biologico, il concetto di stress è stato poi successivamente adottato e ampiamente utilizzato in campo psicologico, fisiologico, sociale e persino ambientale, e le sue definizioni sono state diverse nel tempo. In campo medico viene attualmente definito come: uno stato di squilibrio dell’omeostasi, che può manifestarsi sia a livello sistemico che locale[73]Lu, Siyu, Fang Wei, and Guolin Li. -The evolution of the concept of stress and the framework of the stress system. – Cell stress 5.6 – 2021 – 76.Ne vengono considerati  tre tipi: 

  • sustress (stress inadeguato), 
  • eustress (stress positivo) e 
  • distress (stress negativo). 

Sia il sustress che il distress possono compromettere le normali funzioni fisiologiche, e persino portare a condizioni patologiche, mentre l’eustress può giovare alla salute attraverso l’ottimizzazione dello stato di omeostasi, sia a livello cellulare che della specie. Pertanto, un livello di stress ottimale è essenziale per la salute[74]Lu, Siyu, Fang Wei, and Guolin Li. -The evolution of the concept of stress and the framework of the stress system. – Cell stress 5.6 – 2021 – 76.. Lo stress positivo è importante perché induce una spinta ad affrontare le sfide della vita. 

Stress negativo: sustress e distress (Credits: Ciphr.com, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons)
Stress positivo: eustress. Un allenatore che incita ad una performance migliore... (Credits: Steindy (talk) 08:36, 17 March 2010 (UTC), CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

D’ora in avanti, in questo articolo, utilizzeremo la parola “stress” nella sua accezione di stress negativo e dannoso, come è intesa normalmente nel linguaggio corrente. 

Lo stress diventa un fattore dannoso per la salute quando è grave e prolungato. L’effetto nocivo dipende dalla tipologia, dalla gravità e dalla durata dello stimolo. Lo stress allora può diventare un fattore scatenante o aggravante per molte malattie e condizioni patologiche e, nei casi estremi, può avere effetti letali[75]Yaribeygi, Habib, et al. -The impact of stress on body function. A review.- EXCLI journal 16 – 2017 – 1057

Nei casi estremi lo stress può essere letale per la salute (Credits: https://www.myupchar.com/en, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)

Una recente revisione della letteratura sull’impatto dello stress sul sistema nervoso centrale[76]Yaribeygi, Habib, et al. -The impact of stress on body function. A review.- EXCLI journal 16 – 2017 – 1057, sottolinea che le nostre conoscenze attuali sono il frutto di 50 anni di ricerche sull’argomento. In particolare, negli ultimi quindici anni sono emersi studi che hanno dimostrato che lo stress  può causare cambiamenti strutturali in diverse aree cerebrali[77]Lupien SJ, McEwen BS, Gunnar MR, Heim C. Effects of stress throughout the lifespan on the brain, behaviour and cognition. Nat  Rev Neurosci. 2009 – 10 – 434-45. e che lo stress cronico può portare all’atrofia della massa cerebrale e alla diminuzione del suo peso[78]Sarahian N, Sahraei H, Zardooz H, Alibeik H, Sadeghi B. Effect of memantine administration within the nucleus accumbens on changes in weight and volume of the brain and adrenal gland during chronic … Continue reading. Gli effetti di queste modificazioni strutturali comportano cambiamenti a livello della risposta allo stress, danneggiano le capacità cognitive e la memoria[79]Lupien SJ, McEwen BS, Gunnar MR, Heim C. Effects of stress throughout the lifespan on the brain, behaviour and cognition. Nat  Rev Neurosci. 2009 – 10 – 434-45.. La quantità e l’intensità dei cambiamenti variano a seconda del livello di stress e della sua durata nel tempo ma sembra ormai evidente che lo stress può causare cambiamenti strutturali nel cervello con effetti a lungo termine sul sistema nervoso centrale[80]Reznikov LR, Grillo CA, Piroli GG, Pasumarthi RK, Reagan LP, Fadel J. Acute stress‐mediated increases in extracellular glutamate levels in the rat amygdala: differential effects of antidepressant … Continue reading indotti cambiamenti nell’espressione genica mediati dagli steroidi [81]McEwen BS, Sapolsky RM. Stress and cognitive function. Curr Opin Neurobiol. 1995 – 5-205-16..

Lo stress può danneggiare le capacità cognitive (Credits: Notas de prensa, CC BY-SA 2.5 , via Wikimedia Commons)
Lo stress ha un forte impatto negativo sulla memoria (Credits: Jose Navarro, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons)

Coerentemente con i queste acquisizioni, non meraviglia il fatto che lo stress venga indicato come uno dei potenziali meccanismi implicati nelle patologie neurodegenerative[82]Peña-Bautista, Carmen, et al. – Stress and neurodegeneration. – Clinica Chimica Acta 503 – 2020 – 163-168.. Sono stati fatti diversi studi per valutare l’influenza dello stress sulle patologie neurodegenerative, e da queste ricerche è emerso che lo stress procura un’accelerazione nella progressione della malattia, ma anche che la sintomatologia peggiora in condizioni di stressD’altra parte, alcune pratiche come lo yoga, incentrate sulla riduzione dello stress, hanno mostrato effetti benefici contro i processi neurodegenerativi, anche se una revisione della letteratura sull’argomento sottolinea che sono necessari ulteriori studi per comprendere appieno questi risultati.  E’ importante notare inoltre che la diagnosi di patologia neurodegenerativa può avere un effetto importante sui livelli di stress dei pazienti. 

Quantificare lo stress. La scala di Holmes e Rahe:

Esistono diversi studi che hanno analizzato e quantificato l’impatto di eventi stressanti sulla salute. Sulla base di queste ricerche, Thomas Holmes e Richard Rahe hanno creato una tabella che contiene un elenco di quegli eventi della vita che sono risultati essere a maggiore impatto sui livelli di stress. Ad ogni tipologia di evento hanno quindi attribuito un punteggio, basato sull’entità di cambiamenti che si stima che un evento comporti, perché una persona possa adattarsi alle conseguenze che questo determina. Il test misura gli eventi in “ Unità di Cambiamento di Vita” (UCV), e il punteggio finale dice quante UCV sono state necessarie, nei  12 mesi precedenti al test, per far fronte agli eventi della vita. 

E’ da notare che non tutti gli eventi considerati sono necessariamente negativi, perché questa scala si basa sul fatto che tutti i cambiamenti importanti che si verificano nella vita di una persona richiedono uno sforzo di adattamento, e uno sforzo per trovare un nuovo assetto. Anche quelli positivi.

Nell’utilizzare questa scala, è importante tenere presente che l’impatto di un stesso evento  può variare da persona a persona, sia perché  ciascuno di noi ha una diversa capacità di reagire agli avvenimenti della vita, sia perché il contesto specifico degli eventi ne influenza fortemente il significato e quindi l’effetto. 

UTILIZZO DELLA SCALA:

Per ogni evento verificatosi negli ultimi 12 mesi, si registra il punteggio corrispondente. 

Se un evento si è verificato più di una volta,  il punteggio relativo a quell’evento va moltiplicato per il numero di volte in cui si è verificato. 

Alla fine si sommano tutti i punteggi. 

Interpretazione dei risultati:

  • Punteggio superiore a 300: rischio di malattia.
  • Punteggio compreso tra 150 e 299+: il rischio di malattia è moderato (ridotto del 30% rispetto al rischio sopra indicato). 
  • Punteggio inferiore a 150: il rischio di malattia è minimo.
SCALA DI HOLMES E RAHE

Principali aree di impatto dello stress sulla nostra salute: [83]Yaribeygi, Habib, et al. -The impact of stress on body function. A review.- EXCLI journal 16 – 2017 – 1057 

Funzioni cognitive (Credits: FreyaSyauqila, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)

Funzioni cognitive 

Lo stress ha molteplici effetti sulle funzioni cognitive,  che dipendono dal tipo di stress, dal momento in cui si manifesta, dalla sua intensità e dalla sua durata[84]Sandi, Carmen. – Stress and cognition. – Wiley Interdisciplinary Reviews – Cognitive Science 4.3 – 2013 – 245-261.. Il risultato di questi effetti è una riduzione delle nostre capacità cognitive, ma è vero anche il contrario, cioè che una riduzione dello stress porta ad un aumento delle nostre capacità cognitive (Scholey et al., 2014).  

Gli effetti dello stress acuto sono dovuti alla produzione e all’azione delle catecolamine, mentre quelli dello stress cronico sono mediati dai glucocorticosteroidi (McEwen e Sapolsky, 1995). Questi ultimi sono in grado di indurre cambiamenti nell’espressione genica(McEwen e Sapolsky, 1995). 

In generale, si ritiene che uno stress di bassa intensità faciliti un miglioramento delle funzioni cognitive,  in particolare nel caso della memoria virtuale o verbale. In questo caso, come abbiamo già spiegato precedentemente, si parla di eustress o stress positivo. Tuttavia, se l’intensità dello stress supera una certa soglia (che è diversa in ogni individuo) si manifestano effetti dannosi, tanto più gravi quanto più lo stress è intenso e/o prolungato.

 

Scudo difensivo (Credits:Daderot, CC0, via Wikimedia Commons)

Sistema  immunitario.  Le persone sotto stress, sono più soggette ad avere un sistema immunitario compromesso e, di conseguenza, ad ammalarsi con maggior frequenza[85]Khansari, David N., Anthony J. Murgo, and Robert E. Faith. – Effects of stress on the immune system. – Immunology today 11 – 1990 – 170-175.. Questo nesso fra stress e vulnerabilità dello stato di salute è noto fin dall’antichità. Già nel 200 d.C. circa, Galeno di Pergamo affermava che le donne “malinconiche”, che hanno alti livelli di stress, sono più soggette al cancro rispetto alle donne che sono più positive ed esposte a meno stress[86]Reiche, Edna Maria Vissoci, Sandra Odebrecht Vargas Nunes, and Helena Kaminami Morimoto. – Stress, depression, the immune system, and cancer. – The lancet oncology 5.10 – 2004 … Continue reading.

Cellule sane e cellule tumorali. (Credits: Laboratoires Servier, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

Patologie oncologiche. Lo stress grave può portare allo sviluppo di patologie oncologiche per via dell’impatto negativo che ha sul nostro sistema immunitario[87]Reiche, Edna Maria Vissoci, Sandra Odebrecht Vargas Nunes, and Helena Kaminami Morimoto. – Stress, depression, the immune system, and cancer. – The lancet oncology 5.10 – 2004 . … Continue reading. Infatti, lo stress può diminuire l’attività dei linfociti T citotossici e delle cellule Natural killer che monitorano e impediscono il la crescita e il proliferare di cellule maligne[88]Reiche, Edna Maria Vissoci, Sandra Odebrecht Vargas Nunes, and Helena Kaminami Morimoto. – Stress, depression, the immune system, and cancer. – The lancet oncology 5.10 – 2004 . … Continue reading. 

Sistema cardiovascolare (Credits: Laboratoires Servier, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

Patologie cardiovascolari. Diversi studi hanno dimostrato che lo stress può causare una riduzione del microcircolo coronarico, mediante l’induzione di disfunzioni a livello dell’endotelio dei vasi,  aumentando così il rischio di infarto miocardico[89]Dakak, Nader, et al. – Sympathetically mediated effects of mental stress on the cardiac microcirculation of patients with coronary artery disease. – The American journal of cardiology … Continue reading

In molti casi poi,  lo stress mentale porta a comportamenti potenzialmente rischiosi per il cuore[90]Hornstein, Cecilia. -Stress, anxiety and cardiovascular disease. An interdisciplinary approach. – Vertex – Buenos Aires, Argentina- 15 – 2004 – 21-31., come il fumo, l’ utilizzo di alcol, una cattiva alimentazione, con aumento dell’assunzione di dolci e altri cibi poco salutari come patatine fritte e junk food,  e disturbi del sonno. 

Secondo alcuni autori, uno stress mentale grave possa arrivare a provocare casi di morte improvvisa[91]Pignalberi, Carlo, Renato Ricci, and Massimo Santini. – Psychological stress and sudden death. – Italian heart journal. Supplement. Official journal of the Italian Federation of … Continue reading

In generale, gli effetti dello stress che  hanno un impatto sulla salute cardiovascolare possono essere riassunti in cinque categorie[92]Wu, Z. S. – Epidemiological studies on the relationship between psychosocial factors and cardiovascular disease. – Zhongguo yi xue ke xue Yuan xue bao. Acta Academiae Medicinae Sinicae … Continue reading

  • aumento della stimolazione del sistema nervoso simpatico, 
  • insorgenza e progressione dell’ischemia miocardica, 
  • sviluppo di aritmie cardiache, 
  • stimolazione dell’aggregazione piastrinica e 
  • disfunzione endoteliale  
Sistema gastrointestinale (Credits: BruceBlaus. When using this image in external sources it can be cited as:Blausen.com staff (2014). "Medical gallery of Blausen Medical 2014". WikiJournal of Medicine 1 (2). DOI:10.15347/wjm/2014.010. ISSN 2002-4436., CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons)

Patologie gastrointestinali. Gli effetti dello stress sul sistema gastrointestinale sono molteplici: 

  • Aumento dell’infiammazione mediante secrezione della sostanza P[93]Collins, Stephen M. – IV. Modulation of intestinal inflammation by stress. Basic mechanisms and clinical relevance. – American Journal of Physiology-Gastrointestinal and Liver Physiology … Continue reading con induzione di coliti e riattivazione di coliti attualmente silenti[94]Million, Mulugeta, Yvette Taché, and Peter Anton. – Susceptibility of Lewis and Fischer rats to stress-induced worsening of TNB-colitis. Protective role of brain CRF. – American Journal … Continue reading.
  • Aumento dell’irritabilità visceralesindrome dell’intestino irritabile[95]Gonsalkorale, W. M., et al. – Interleukin 10 genotypes in irritable bowel syndrome. Evidence for an inflammatory component?. – Gut 52.1 – 2003 – 91-93..
  • Disturbi del movimento del tratto gastrointestinale: rallenta lo svuotamento dello stomaco, accelera il movimento del colon[96]Mönnikes, H., et al. – Role of stress in functional gastrointestinal disorders. Evidence for stress-induced alterations in gastrointestinal motility and sensitivity. – Digestive Diseases … Continue reading.
  • Modifiche dell’entità delle secrezioni gastrointestinali, come la secrezione di  acido gastrico e di muco[97]Fatemeh, Nabavizadeh, et al. – Physical and psychological stress have similar effects on gastric acid and pepsin secretions in rat. – Journal of Stress Physiology & Biochemistry 7.2  … Continue reading[98]Collins, Stephen M. – IV. Modulation of intestinal inflammation by stress. Basic mechanisms and clinical relevance. – American Journal of Physiology-Gastrointestinal and Liver Physiology … Continue reading.
  • Modifica della permeabilità e dell’assorbimento della barriera intestinale: riduce il riassorbimento di acqua dal lume,  influenza la funzione dei canali ionici a livello cellulare[99]Fatemeh, Nabavizadeh, et al. – Physical and psychological stress have similar effects on gastric acid and pepsin secretions in rat. – Journal of Stress Physiology & Biochemistry 7.2  … Continue reading[100]Collins, Stephen M. – IV. Modulation of intestinal inflammation by stress. Basic mechanisms and clinical relevance. – American Journal of Physiology-Gastrointestinal and Liver Physiology … Continue reading e induce la secrezione di sodio e cloruro nel lume.
  • Alterazioni del flusso sanguigno al tratto gastrointestinale[101]Konturek, Peter C., Thomas Brzozowski, and Stanisław Jan Konturek. – Stress and the gut. Pathophysiology, clinical consequences, diagnostic approach and treatment options. – J Physiol … Continue reading.
  • Aumento della carica batterica intestinale[102]Konturek, Peter C., Thomas Brzozowski, and Stanisław Jan Konturek. – Stress and the gut. Pathophysiology, clinical consequences, diagnostic approach and treatment options. – J Physiol … Continue reading.
L’IMPORTANZA DELL’ALIMENTAZIONE

I contenuti di questo sito non intendono nè implicano il sostituirsi al parere, alla diagnosi o al trattamento di professionisti medici o delle professioni sanitarie, compresa quella del fisioterapista. Tutti i contenuti presenti in questo sito hanno soltanto scopo informativo.

 

Che l’alimentazione giocasse un ruolo importante sulla nostra salute è noto fin dall’antichità (abbiamo notizia certa del fatto che Ippocrate, nell’antica Grecia, sostenesse che l’alimentazione aveva il potere di rafforzare o indebolire il corpo), anche se molto probabilmente gli esseri umani hanno intuito questo nesso da sempre. 

Ippocrate (Credits:See page for author, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)
La ricerca scientifica (Credits:Yakuzakorat, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)

Quello che è cambiato negli ultimi decenni è il fatto che, grazie ad una vasta mole di studi scientifici sull’argomento, siamo arrivati a possedere delle conoscenze sempre più precise e specifiche, che ci permettono di fare delle scelte mirate e consapevoli sugli alimenti da includere o escludere dalle nostre diete. L’OMS  (Organizzazione Mondiale della Sanità) dà risalto all’importanza del nesso diretto tra alimentazione e salute dedicando all’argomento una pagina dal titolo Healthy diet, che contiene indicazioni sugli alimenti da includere in una dieta salutare.

In questo paragrafo parleremo dell’influenza dell’alimentazione sulla MdP. 

In particolare parleremo di:

  • Dieta mediterranea tradizionale
  • Dieta MIND
  • Dieta PRO-21
  • Indicazioni sulla dieta fornite dalla Parkinson’s Foundation
Sia la dieta mediterranea tradizionale che la dieta MIND  sono risultate essere associate ad una riduzione del rischio di sviluppare la MdP[103]Rajan, Suraj, and Bonnie Kaas. – Parkinson’s Disease. Risk Factor Modification and Prevention. – Seminars in neurology vol. 42,5 -2022- 626-638. Doi-10.1055-s-0042-1758780 ma anche ad un rallentamento della sua progressione[104]Agarwal, Puja, et al. -MIND diet associated with reduced incidence and delayed progression of Parkinsonism in old age.- The Journal of nutrition, health and aging 22.10 -2018-1211-1215[105]Metcalfe‐Roach, Avril, et al. -MIND and Mediterranean diets associated with later onset of Parkinson’s disease.- Movement Disorders 36.4 -2021- 977-984
La dieta PRO-21, è stata studiata specificamente con l’obiettivo di includere gli alimenti e le abitudini alimentari più fortemente associati allo sviluppo di un minor numero e una minore intensità di sintomi del morbo di Parkinson nel tempo. I suoi risultati però sono ancora oggetto di discussione.

LA DIETA MEDITERRANEA TRADIZIONALE

La dieta mediterranea tradizionale[106]Kiani, Aysha Karim, et al. – Modern vision of the Mediterranean diet. – Journal of preventive medicine and hygiene 63.2 Suppl 3 2022- E36., è il modello alimentare più conosciuto e studiato al mondo. E’ caratterizzata dal consumo di una ampia varietà di alimenti:

olio extravergine di oliva, cereali, legumi, verdura, frutta, frutta secca e pesce ma prevede anche piccole quantità di carne, uova, latticini e vino. 

Credits: Monica from Anghiari (AR), Italy, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons
Credits: IRRI Images, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons
Credits: Assianir, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
Credits: By en:User:Daderot., CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons
Credits: Kazvorpal at English Wikipedia, CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons
Credits: NOAA FishWatch, Public domain, via Wikimedia Commons
Credits: Missvain, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons
Credits: Camelia.boban, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
Credits: Ra Boe / Wikipedia, CC BY-SA 3.0 DE , via Wikimedia Commons
Credits: giulio nepi, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons

La dieta mediterranea tradizionale ha dimostrato avere effetti protettivi su diverse patologie, tra cui la MdP[107]Kiani, Aysha Karim, et al. – Modern vision of the Mediterranean diet. – Journal of preventive medicine and hygiene 63.2 Suppl 3 2022- E36.; ha effetti protettivi su molte malattia croniche,  diabete, malattie cardiovascolari e tumori. Questa benefica influenza della dieta mediterranea tradizionale sulla nostra salute, sembrerebbe esser dovuta ai suoi effetti ipolipemizzanti, antitumorali, antimicrobici e antiossidanti[108]Bucciantini M, Leri M, Nardiello P, Casamenti F, Stefani M. Olive Polyphenols. Antioxidant and anti-inflammatory properties. Antioxidants -Basel- 2021;10-1044. . Inoltre, la dieta mediterranea è considerata sostenibile dal punto di vista ambientale[109]Dernini, Sandro, et al. – Med Diet 4.0. The Mediterranean diet with four sustainable benefits.- Public health nutrition 20.7 2017- 1322-1330..

Quando si parla di dieta mediterranea tradizionale, si fa riferimento a la dieta cretese studiata negli anni 50-60 dal biologo, fisiologo ed epidemiologo americano Ancel Keys.  Keys infatti documentò e studiò le straordinarie condizioni di salute degli abitanti di Creta, in particolare il loro basso tasso di mortalità per malattie cardiovascolari. I dati che emersero dalle sue ricerche, lo indussero ad approfondire la conoscenza delle abitudini alimentari locali, che sono diventate poi un modello di riferimento a livello mondiale. 

Isola di Creta (Credits:Eric Gaba (Sting), CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)

LA DIETA MIND

La dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay)  è una dieta nata dall’ibridazione della dieta mediterranea con la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension. Si tratta di una dieta finalizzata al controllo dell’ipertensione e prevede la limitazione dell’assunzione di grassi saturi come, carne rossa e zuccheri. ); privilegia alimenti il cui consumo è associato ad un minor rischio di sviluppare forme di demenza[110]Morris, Martha C. – Nutritional determinants of cognitive aging and dementia. – Proceedings of the Nutrition Society 71.1 – 2012 – 1-13.[111]Morris, Martha Clare, and Christine C. Tangney. – Dietary fat composition and dementia risk. – Neurobiology of aging 35 – 2014 – S59-S64.[112]Gillette-Guyonnet, S., et al. – IANA task force on nutrition and cognitive decline with aging. – Journal of Nutrition Health and Aging 11.2 – 2007 – 132., con lo scopo di promuovere la salute del sistema nervoso centrale. 

La dieta MIND è coerente con i risultati dei più recenti studi in materia di alimentazione che sostengono:

  • il ruolo neuroprotettivo degli alimenti che contengono elementi con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, come la vitamina E[113]Yamada K, Tanaka T, Han D, Senzaki K, Kameyama T, Nabeshima T. Protective effects of idebenone and alpha-tocopherol on beta-amyloid-induced learning and memory deficits in rats. Implication of … Continue reading[114]Jiang Q, Ames BN, Jiang Q, et al. Gamma-tocopherol, but not alpha-tocopherol, decreases proinflammatory eicosanoids and inflammation damage in rats. FASEB Journal. 2003; 17-816–822 
  • che vitamina E, folati, flavonoidi e carotenoidi contribuiscono all’inibizione della deposizione di β-amiloide in modelli animali[115]Jiang Q, Ames BN, Jiang Q, et al. Gamma-tocopherol, but not alpha-tocopherol, decreases proinflammatory eicosanoids and inflammation damage in rats. FASEB Journal. 2003; 17-816–822[116]Nishida Y, Ito S, Ohtsuki S, et al. Depletion of vitamin E increases amyloid beta accumulation by decreasing its clearances from brain and blood in a mouse model of Alzheimer disease. J Biol Chem. … Continue reading  
  • che  vitamina E e flavoinoidi prevengono la morte cellulare neurotossica[117]Jalsrai, Aldarmaa, et al. – Phosphatase-mediated intracellular signaling contributes to neuroprotection by flavonoids of Iris tenuifolia. – The American Journal of Chinese Medicine 42.01 … Continue reading.

La dieta MIND prevede, da una parte il consumo di molti alimenti di origine vegetale, di pesce e pollame, e dall’altra l’abolizione dell’utilizzo di grassi saturi e zuccheri aggiunti. Si caratterizza principalmente per la sua attenzione alle raccomandazioni giornaliere e settimanali relative a specifici alimenti o gruppi alimentari. Ad esempio, raccomanda 2 o più porzioni di verdura al giorno, ma precisa che almeno 1 porzione dovrebbe essere costituita da verdure a foglia verde.

Le differenze principali tra la dieta MIND e le diete DASH e Mediterranea sono date dal fatto che la dieta MIND esclude i latticini (mentre la DASH ne prevede un elevato consumo), non prevede un elevato consumo di patate (Mediterranea) o di frutta generica (DASH e Mediterranea) e nemmeno il consumo di pesce più di una volta a settimana (Mediterranea). La MIND include invece in modo specifico il consumo di bacche e verdure a foglia verde.  

Verdure (Credits: Salvo Cannizzaro, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

L’importanza delle verdure. Un maggiore consumo di verdure è significativamente associato a un rallentamento del declino cognitivo[118]Morris MC, Evans DA, Tangney CC, Bienias JL, Wilson RS. Associations of vegetable and fruit consumption with age-related cognitive change. Neurology. 2006; 67 – 1370–1376[119]Chen X, Huang Y, Cheng HG. Lower intake of vegetables and legumes associated with cognitive decline among illiterate elderly Chinese. A 3-year cohort study. J Nutr Health Aging. 2012 16-549–552. L’effetto maggiore è stato riscontrato con le verdure a foglia verde[120]Morris MC, Evans DA, Tangney CC, Bienias JL, Wilson RS. Associations of vegetable and fruit consumption with age-related cognitive change. Neurology. 2006; 67 – 1370–1376[121]Kang JH, Ascherio A, Grodstein F. Fruit and vegetable consumption and cognitive decline in aging women. Ann Neurol. 2005; 57-713–720.  Le verdure a foglia verde sono fonti di folati, vitamina E, carotenoidi e flavonoidi, tutti nutrienti correlati a un minor rischio di demenza e declino cognitivo. 

L’importanza della frutta secca, dei cereali integrali, dell’olio di oliva e dei frutti di bosco. Esiste una vasta letteratura scientifica che dimostra l’effetto neuroprotettivo della vitamina E, di cui sono ricchi gli oli vegetali come quello di oliva o di lino, la frutta secca e i cereali integrali[122]Morris MC. Nutritional determinants of cognitive aging and dementia. Proc Nutr Soc. 2012; 71-1–13

È stato dimostrato inoltre, che l’assunzione di frutti di bosco migliora la memoria e l’apprendimento [123]Willis LM, Shukitt-Hale B, Joseph JA. Recent advances in berry supplementation and age-related cognitive decline. Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2009; 12-91–94) e rallenta il declino … Continue reading, anche se al momento si tratta di studi effettuati soltanto su modelli animali. 

Frutta (Credits: Onef9day, CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons)

La frutta. Gli studi epidemiologici prospettici sul declino cognitivo e sulle demenze, non hanno osservato effetti protettivi associati dal consumo generico di frutta[124]Morris MC, Evans DA, Tangney CC, Bienias JL, Wilson RS. Associations of vegetable and fruit consumption with age-related cognitive change. Neurology. 2006; 67 – 1370–1376[125]Chen X, Huang Y, Cheng HG. Lower intake of vegetables and legumes associated with cognitive decline among illiterate elderly Chinese. A 3-year cohort study. J Nutr Health Aging. 2012 16-549–552.

Sgombri (Credits: Assianir, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)

Il pesce. Secondo alcuni studi, sarebbe sufficiente un solo pasto a settimana a base di pesce per ridurre il rischio di demenza; un consumo più frequente non sembra infatti comportare evidenti benefici aggiuntivi[126]Morris, Martha Clare, et al. -Fish consumption and cognitive decline with age in a large community study.- Archives of neurology 62.12 – 2005 – 1849-1853.. Questi effetti protettivi, sono dovuti al fatto che il pesce è una ricca fonte di acidi grassi Omega 3 a catena lunga, che hanno  dimostrato avere la capacità:

  • da una parte di ridurre la formazione di  β Amiloide e il danno ossidativo
  • dall’altra di aumentare lo sviluppo di connessioni neuronali, agendo su proteine sinaptiche e influenzando la densità delle spine dendritiche[127]Lim, Giselle P., et al. – A diet enriched with the omega-3 fatty acid docosahexaenoic acid reduces amyloid burden in an aged Alzheimer mouse model. – Journal of Neuroscience 25.12 – … Continue reading. Sinapsi e spine dendritiche sono strutture di comunicazione dei neuroni, fondamentali al funzionamento del sistema nervoso.

La dieta MIND, sconsiglia l’assunzione di cibi reputati dannosi per la salute del sistema nervoso centrale; in particolar modo di alimenti che contribuiscono all’assunzione di grassi saturi e trans, come carne rossa,  formaggi grassi, dolci , cibi fritti, cibo dei fast food e prodotti a base di carne, di burro o di margarina. Una composizione lipidica più ricca di grassi saturi e trans e più povera di grassi polinsaturi e monoinsaturi infatti, sembra poter indurre una disfunzione della barriera emato-encefalica e un aumento dell’aggregazione di beta amiloide nei neuroni[128]Morris, Martha Clare, and Christine C. Tangney. -Dietary fat composition and dementia risk.- Neurobiology of aging 35 -2014- S59-S64..

Credits: Michael C. Berch, CC BY-SA 2.5 , via Wikimedia Commons
Credits: Jacek Halicki, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
Credits; Jon Sullivan, Public domain, via Wikimedia Commons
Credits: Juan Mejuto, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons
Credits: Popo le Chien, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

Su queste basi, la dieta MIND[129]Morris, Martha Clare, et al. – MIND diet slows cognitive decline with aging. – Alzheimer’s & dementia 11.9 – 2015-1015-1022 ha formulato 10 gruppi di alimenti da includere perché considerati salutari per il cervello e 5 gruppi di alimenti da evitare:

10 gruppi di alimenti da includere

  • verdure a foglia verde: almeno 6 porzioni a settimana 
  • altre verdure: includerne una diversa varietà al giorno
  • frutta secca: fonte di antiossidanti
  • frutti di bosco: in particolare mirtilli e fragole perché ricchi di elementi con proprietà neuroprotettive
  • legumi: come fonte di proteine vegetali
  • cereali integraliforniscono nutrienti essenziali per la salute del cervello.
  • pesceil pesce grasso è ricco di acidi grassi omega-3, che sono ottimi per le funzioni cerebrali.
  • pollame: fonte di proteine magre
  • olio d’oliva: noto per le sue spiccate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e cardioprotettive. Ricco di acido oleico (grassi monoinsaturi), vitamina E e polifenoli, aiuta a ridurre il colesterolo “cattivo” (LDL), protegge le arterie, regola la glicemia e contrasta l’invecchiamento cellulare. Da utilizzare anche per cucinare e non soltanto per i condimenti a crudo. 
  • vino un consumo moderato di vino rosso sembrerebbe avere proprietà benefiche a livello cerebrale; occorre sottolineare che si tratta però di un argomento molto dibattuto, sul quale esistono pareri discordanti.

5 gruppi di alimenti da evitare:

  • carni rosse
  • burro e margarina
  • formaggio
  • dolci e pasticcini
  • cibi fritti/fast food

Secondo alcuni studi, la dieta MIND risulta associata a una riduzione del rischio di sviluppare la MdP[130]Rajan, Suraj, and Bonnie Kaas. – Parkinson’s Disease. Risk Factor Modification and Prevention. – Seminars in neurology vol. 42,5 -2022- 626-638. Doi-10.1055-s-0042-1758780, ma anche ad un rallentamento della sua progressione nei pazienti che ne sono affetti[131]Agarwal, Puja, et al. -MIND diet associated with reduced incidence and delayed progression of Parkinsonism in old age.- The Journal of nutrition, health and aging 22.10 -2018-1211-1215[132] Metcalfe‐Roach, Avril, et al. -MIND and Mediterranean diets associated with later onset of Parkinson’s disease.- Movement Disorders 36.4 -2021- 977-984. Inoltre, l’adozione di questa dieta sembrerebbe associato ad una riduzione dal 35% fino al 53% del rischio di sviluppare l’Alzheimer, a seconda che venga adottata in modo più o meno rigoroso. Gli effetti positivi della dieta MIND in ambito cognitivo, sono stati riscontrati in modo specifico su cinque domini: memoria episodica, memoria di lavoro, memoria semantica, abilità visuospaziali e velocità percettiva[133]Morris, Martha Clare, et al. – MIND diet slows cognitive decline with aging. – Alzheimer’s & dementia 11.9 – 2015-1015-1022.

LA DIETA PRO-21[134]Mischley, Laurie K., and Magdalena Murawska. – Beyond MIND and Mediterranean Diets. Designing a Diet to Optimize Parkinson’s Disease Outcomes. – Nutrients 17.14  – 2025 … Continue reading.

La dieta PRO-21 predilige gli alimenti e le abitudini alimentari che risultano associati allo sviluppo di un minor numero e una minore intensità di sintomi della MdP nel tempo. Prevede anche l’esclusione di determinati alimenti. 

La valutazione dell’efficacia e della fattibilità della dieta PRO-21, sono ancora oggetto di studio: se da una parte sembra dare risultati promettenti[135]Mischley, Laurie K., and Magdalena Murawska. – Beyond MIND and Mediterranean Diets. Designing a Diet to Optimize Parkinson’s Disease Outcomes. – Nutrients 17.14  – 2025 – … Continue reading, dall’altra i suoi rigorosi requisiti di aderenza rischiano di minarne la fattibilità, per via del fatto che comporta un aumento dello stress e del senso di  frustrazione dei pazienti. 

 

INDICAZIONI SULLA DIETA FORNITE DALLA PARKINSON’S FOUNDATION 

(link alla pagina del sito della P.F. qui)

La Parkinson’s Foundation (PF) propone:

  • una lista di alimenti da includere nella dieta, perché aventi proprietà neuroprotettive  e neuroinfiammatorie che possono contribuire a promuovere la salute delle cellule del sistema nervoso;
  • una lista di alimenti da assumere e una lista di elementi da evitare, per via del fatto che possono influenzare la sintomatologia della MdP (sia motoria che non);  
  • una lista di alimenti da limitare, perché possono influire negativamente sull’efficacia dei farmaci. 

Queste indicazioni sono state pubblicate sul sito della Parkinson’s Foundation a cura della Dr.ssa Zwickey (Dean of Research and Graduate Studies at the National College of Natural Medicine in Portland, OR. ) e sono direttamente consultabili integralmente in inglese qui

Alimenti con proprietà neuroprotettive consigliati dalla Parkinson’s Foundation:

Noci (Credits: Maxmarsilius, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons>)
  • Noci. Contengono acidi grassi omega 3  e minerali che sembrerebbero essere associati ad una riduzione del rischio di andare incontro demenza. 
  • Quantità consigliata dalla P.F.: da cinque a dieci al giorno. 
Pistacchi (Credits: Fabio Ingrosso from Italy, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons)
  • Pistacchi. Ricchi di vitamina K e antiossidanti,  secondo alcuni studi  influenzerebbero positivamente il ristabilimento delle connessioni perse tra i neuroni. Contengono anche una piccola quantità di litio, che può influire positivamente sull’umore. 
  • Quantità consigliate dalla P.F.: pochi pistacchi due o tre volte alla settimana. 
Noci di macadamia (Credits: sunnysun0804, CC0, via Wikimedia Commons)
  • Noci di macadamia. Contengono oli che possono contribuire ad aumentare la produzione di neurotrasmettitori, fondamentali per la comunicazione dei segnali tra le cellule del sistema nervoso
  • La P.F. ne consiglia un uso giornaliero limitato perché molto ricche di calorie. 
Anacardi (Credits: User Femto on en.wikipedia, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)
  • Anacardi. Gli anacardi sono semi oleosi ricchi di grassi insaturi (in particolare acido oleico), proteine vegetali, fibre e importanti sali minerali come magnesio, rame, fosforo, zinco, ferro e selenio. Contengono vitamine del gruppo B (inclusa la niacina) e vitamina K. Sono noti per supportare la salute del cuore e del sistema nervoso. Sembrano avere un effetto positivo per la memoria. 
Mandorle (Credits: Sanjay Acharya, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)
  • Mandorle. Consigliate per il contenuto di fibre che aiutano ad alleviare la stitichezza (un sintomo comune nel morbo di Parkinson). Le mandorle sono frutti oleosi altamente nutritivi, ricchi di grassi sani (prevalentemente monoinsaturi), proteine vegetali, fibre, vitamina E, magnesio, calcio e ferro. Sono considerate un’ottima fonte di energia (circa 600 kcal/100g) e antiossidanti.
Noci del Brasile (Credits: Quadell, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)
  • Noci del Brasile. Queste noci, originarie dell’Amazzonia, sono particolarmente preziose per il loro elevato contenuto di selenio, minerale che sembrerebbe svolgere un ruolo importante nel contrastare tossine ambientali come pesticidi ed erbicidi; presentano un’alta concentrazione di proteine, fibre e composti bioattivi, in particolare composti fenolici, steroli e tocoferoli, e una composizione di acidi grassi benefici per la salute. Il consumo di noci del Brasile sembra influire positivamente sulla modulazione dei sistemi antinfiammatori e antiossidanti e sulla riduzione del rischio di malattie croniche[136]Cardoso, Bárbara R., et al. -Brazil nuts. Nutritional composition, health benefits and safety aspects.- Food Research International 100 – 2017 – 9-18..
  • Quantità consigliate dalla P.F.: non consumarne più di una o due al giorno. 
Curcuma (Credits: Simon A. Eugster, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)
  • Curcuma.  Viene consigliato di aggiungete la curcuma al cibo come spezia, ma si sconsiglia di assumerla come integratore. La radice di curcuma fresca è un potente antinfiammatorio e antiossidante naturale, ricco di curcumina, utile per dolori articolari (artrite/artrosi), digestione, protezione del fegato e del sistema cardiovascolare. Il suo consumo fresco apporta anche vitamine e minerali, e la sua efficacia aumenta se assunta insieme a pepe nero (piperina) o grassi.
Cannella di Ceylon (Credits: Antti Vähä-Sipilä, CC BY-SA 1.0 FI , via Wikimedia Commons)
  • Cannella di Ceylon. Gli effetti neuroprottettivi di questa spezia sono stati studiati su modelli animali, dove è stata riscontrata una azione normalizzante sui livelli dei neurotrasmettitori. 
  • La P.F. suggerisce di utilizzare la cannella di Ceylon proveniente dallo Sri Lanka e di produzione biologica.  

Alimenti con proprietà antinfiammatorie

Gli antiossidanti contrastano l’azione dei “radicali liberi”,  strettamente collegati al circolo vizioso dei processi infiammatori. Intervenire sull’infiammazione contribuisce a preservare la salute di tutte le cellule del nostro corpo, compresi i neuroni. In quest’ottica, sembrano svolgere un ruolo molto benefico grassi come i trigliceridi a catena media. La P.F. propone una lista di alimenti che li contengono: 

Olio di cocco (Credits: PaulReis123, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
  • Olio di cocco.  Può essere utilizzato per cucinare come l’olio di oliva. L’olio di cocco, grazie all’alto contenuto di trigliceridi a catena media (MCT) e acido laurico, agisce come fonte energetica rapida per i neuroni, supportando le funzioni cognitive, migliorando la memoria e potenzialmente proteggendo il cervello da malattie neurodegenerative
Rosmarino (Credits:Photo by David J. Stang, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
  • Rosmarino (Rosmarinus officinalis). Si tratta di un’erba aromatica ricca di proprietà antiossidanti, digestive e antinfiammatorie, contenente circa il 5-6% di lipidi per 100g. È noto per il suo alto contenuto di composti bioattivi come l’acido rosmarinico, il carnosolo e vari oli essenziali, ottimi per la salute del fegato e del sistema nervoso. 
Sgombri (Credits: Petar Milošević, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)
  • Pesci grassi, come lo sgombro. Lo sgombro è un eccellente pesce grasso (o azzurro), noto per l’alto contenuto di acidi grassi essenziali Omega-3 (EPA e DHA), proteine nobili, vitamina D e B12. Queste proprietà aiutano a ridurre trigliceridi e pressione, proteggono il sistema cardiovascolare e cognitivo, oltre a favorire la salute ossea.  
Verdure a foglia verde (Credits: Marta Reis visionality, CC0, via Wikimedia Commons)
  • Verdure a foglia verde scura come il cavolo riccio, il cavolo cappuccio, gli spinaci… Le verdure a foglia verde sono fonti di folati, vitamina E, carotenoidi e flavonoidi, tutti nutrienti correlati a un minor rischio di demenza e declino cognitivo. 
  • Frutti di colore viola e rosso, come i mirtilli e i lamponi, per via delle proprietà antiossidanti degli antociani in essi contenuti
Tè verde (Credits: Spinster cardigan, CC BY 1.0 , via Wikimedia Commons)
  • Tè verde.  Sembra abbia abbia un effetto neuroprotettivo dovuto alla presenza dell’EGCG (Epigallocatechina-3-gallato: è un polifenolo), che ha sia proprietà antinfiammatorie che antiossidanti. 
  • Dosi consigliate: tre tazze al giorno

 Alimenti che possono influire positivamente o negativamente sui sintomi della MdP.

  • Per la stitichezza, viene consigliato di aumentare l’assunzione di liquidi e l’apporto di fibre, mediante il consumo di frutta e verdura come kiwi, mele, prugne, datteri, fichi, ravanelli, bacche, noci e fagioli. Viene suggerito anche l’utilizzo di  integratori probiotici come il Bifidobacterium (B. breve, B. adolentis e B. infantis).
  • Incontinenza o urgenza urinaria. E’ possibile aumentare l’assunzione di liquidi mangiando cibi con un alto contenuto di acqua come pomodori, cetrioli, ravanelli, sedano, broccoli e pompelmi. Questa strategia dovrebbe ridurre l’impatto sui sintomi urinari.
  • Stanchezza e disturbi del sonno. Il consumo di zucchero (dolci) durante il giorno determina un aumento di energia a breve termine e di breve durata, ma poi provoca sonnolenza. Se il consumo avviene di sera, può comportare difficoltà nel prendere sonno. Gli zuccheri inoltre, provocando un picco di glucosio nel sangue, contribuiscono ad alimentare stati infiammatori. Il Dr. Zwickey, autore dell’articolo per la Parkinson’s Foundation, suggerisce di fare spuntini che contengano un giusto equilibrio di proteine e grassi buoni, come noci o avocado, o carboidrati complessi integrali come riso integrale e quinoa.

Alimenti che influenzano l’efficacia di alcuni farmaci per la MdP

Assumere i farmaci durante i pasti può influenzarne l’efficacia; alimenti ricchi di proteine come carne, uova o latticini, e elementi ricchi di grassi possono infatti ridurre l’efficacia di farmaci come la carbidopa/levodopa (Sinemet) o ritardarne l’effetto. Anche spuntini ricchi di proteine e grassi possono interferire con l’efficacia di alcuni farmaci per la MdP.  E’ possibile rivolgersi al proprio neurologo, o ad un medico dietista/biologo nutrizionista, per farsi consigliare su come programmare l’assunzione di proteine e grassi nella dieta, in modo da evitare che interferiscano con l’assunzione dei farmaci. 

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Tratto dall’articolo “Nutrition and PD” della Dr.ssa Zwickey (Dean of Research and Graduate Studies at the National College of Natural Medicine in Portland, OR.) pubblicato sul sito della Parkinson’s Foundation, dove è disponibile qui.

APPENDICE

Principali scale di valutazione utilizzate per la MdP

UPDRS (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale. Versione originale). Si tratta della scala di valutazione standardizzata più utilizzata; serve per misurare la gravità e la progressione dei sintomi della MdP. Tratta aspetti mentali, comportamentali, umore, attività quotidiane e motorie, e  complicanze terapeutiche, permettendo così di monitorare l’evoluzione della patologia e l’efficacia dei trattamenti. Si compone di 4 parti:

  • Parte I: Aspetti mentali, comportamento e umore.
  • Parte II: Attività della vita quotidiana (ADL).
  • Parte III: Esame motorio (es. tremore, rigidità, bradicinesia, equilibrio).
  • Parte IV: Complicanze della terapia (es. discinesie). 

MDS-UPDRS (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale): è la versione aggiornata e modificata della UPDRS.  Include in modo più dettagliato sintomi non motori, spesso trascurati, e l’impatto sulla vita del paziente.

Scala di Hoehn e Yahr: Classifica la gravità della malattia in 5 stadi

PDQ-39 (Parkinson’s Disease Questionnaire-39) è una scala di valutazione che misura la qualità della vita del paziente attraverso 39 domande suddivise in 8 domini:

  1. Mobilità (Mobility): Capacità di spostarsi e muoversi.
  2. Attività della vita quotidiana (Activities of daily living): Autonomia in compiti quotidiani.
  3. Benessere emotivo (Emotional well-being): Aspetti psicologici e umore.
  4. Stigma (Stigma): Percezione sociale e sentimenti di disagio.
  5. Supporto sociale (Social support): Relazioni e supporto ricevuto.
  6. Cognizione (Cognitions): Funzioni cognitive e concentrazione.
  7. Comunicazione (Communication): Capacità di interagire e comunicare.
  8. Disagio corporeo (Bodily discomfort): Dolore e fastidi fisici. 

 

Note

Note
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